Benevento

“Ci occuperemo di tutto, nessuna priorità, sapendo che il risultato della nostra azione si misura fuori, quando le persone si sentono più sicure ed hanno fiducia, non paura. E da questo punto di vista c'è anche in questo circondario una profonda ferita che si chiama droga: un fiume carsico che distrugge le vite. Anche se arrestassimo tutti gli spacciatori, avremmo sempre mamme che piangono i loro figli. Dunque, non basta: servono scuola, famiglia e strutture di accoglienza per fare in modo che i nostri ragazzi crescano liberi e non sotto la cappa della minaccia della droga”.

Una ventina abbondante di minuti: ne sono trascorsi tanti da quando il nuovo procuratore di Benevento, Nicola D'Angelo, ha preso la parola dopo essere stato immesso nel possesso delle sue funzioni dal collegio presieduto dal vertice del Tribunale, Michele Russo, con i giudici Sergio Pezza e Simonetta Rotili, pm Gianfranco Scarf-. La sua conclusione è un chiaro manifesto d'intenti contro un fenomeno criminoso – lo spaccio di stupefacenti – che si accompagna ad altri reati – furti e rapine- che scuotono l'opinione pubblica. Indiscusse capacità di public speaking, D'Angelo apre il suo album dei ricordi: il primo è per due persone “di questa terra, scomparse, che hanno fatto parte del mio percorso e che in qualche modo sento presenti: Bruno Rotili, mio primo procuratore a Campobasso, per me un maestro di vita che mi ha insegnato a coltivare il dubbio, ed il mio cancelliere, Enzo Iannazzone, che lavorava con il sorriso”.

Nell'aula 1, gremita, c'è la moglie di Iannazzone, in servizio presso il Tribunale sannita. Dal bagaglio della memoria affiora un episodio di 40 anni fa: “Dopo il diploma al Conservatorio, iniziai ad insegnare in provincia di Bergamo e mi iscrissi a Giurisprudenza: dopo un paio di anni andai ad assistere ad un'udienza penale, mi colpì la padronanza e la competenza del giudice, mi dissi che forse quella poteva essere la mia strada. Quel giudice era Sergio Pezza”. Applausi.

In magistratura dal '91, D'Angelo ritorna con la mente al momento in cui, a Padova, aveva conosciuto sua moglie. Lei ed i due loro figli assistono alla cerimonia, lui l'avvicina e la bacia su una guancia. Dopo aver ringraziato il procuratore generale Aldo Policastro, suo predecessore (“Ha creato una base solida”), chiama vicino a sé il procuratore aggiunto Gianfranco Scarfò, che per un anno e mezzo ha retto la Procura. “Continuerà ad essere un punto di riferimento anche per me”, continua, spiegando che la “Procura è una squadra che si alimenta nel confronto con l'avvocatura, diventando così più forte e più giusta”.

Dieci gli interventi di benvenuto: il presidente dl Tribunale, Michele Russo, definisce D'Angelo, “amico e collega da 30 anni, una persona con la schiena dritta che non si è mai fatta condizionare”, Scarfò descrive un territorio di “gente perbene, gentile, con una società civile feconda che chiede giustizia e rispetta la legge”, mentre Policastro si augura che D'Angelo “prosegua la linea di autorevolezza e vivacità investigativa, per stroncare sul nascere la presenza della criminalità organizzata”.

Stefania Pavone e Nico Salomone, presidenti dell'Ordine degli avvocati e della Camera penale, ritengono di aver già “appurato la sensibilità e la voglia di apertura al dialogo”, del nuovo procuratore. Evidenziano il rapporto “leale e costruttivo con Scarfò, esempio di gestione di una comunità giudiziaria”. Carlo Fucci, procuratore di Cassino, sottolinea di aver “lavorato per 7 anni con D'Angelo, lui procuratore a Campobasso, io ad Isernia”, Nino Lombardi, presidente della Provincia, e il vice sindaco Francesco De Pierro – Mastella assente per “impegni improrogabili”- sottolineano la “collaborazione istituzionale”, e la necessità di una “giustizia che guardi prima alle persone che ai reati”, mentre il sostituto procuratore Maria Colucci, presidente della sezione Anm, rimarca “la capacità di ascolto e la voglia di far bene” di D'Angelo, al quale, infine, vanno i saluti, a nome del personale amministrativo della Procura, del dirigente Antonino Santoli. D'Angelo impugna il microfono, è il suo momento. Ringrazia tutti, “mi avete trasmesso una sensazione preziosa: la sensazione di essere stato accolto”. Buon lavoro, Procuratore