Napoli

Si è concluso oggi, venerdì 20 marzo, il trasferimento del personale della Missione NATO in Iraq (NMI) dal Medio Oriente all'Europa. A causa dell'instabilità regionale e del crescente contesto di minaccia, l'Alleanza Atlantica ha deciso di rilocare le proprie attività di consulenza e addestramento, che d'ora in avanti faranno capo al Joint Force Command (JFC) di Napoli.

L’annuncio ufficiale è arrivato dal generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR), che ha confermato il completamento delle operazioni di evacuazione in totale sicurezza.

Sicurezza e tensioni regionali: i motivi del ritiro

La decisione di abbandonare le basi irachene, in particolare quelle situate nella Green Zone di Baghdad, è maturata a seguito dell'inasprimento del conflitto in Medio Oriente. Nelle ultime settimane, le strutture che ospitavano i consulenti internazionali erano state oggetto di ripetuti attacchi, spingendo i vertici NATO a una revisione della postura operativa. Secondo fonti militari francesi, il mantenimento del personale sul campo è stato giudicato "meno pertinente" nell'attuale scenario bellico che vede contrapposti attori regionali e forze internazionali. Tuttavia, funzionari della sicurezza irachena hanno precisato che non si tratta di una rottura diplomatica, bensì di un "ritiro temporaneo" dettato da necessità logistiche e di protezione.

Il nuovo hub operativo a Napoli

Nonostante l’uscita fisica dal territorio iracheno, la missione non viene chiusa. Il coordinamento delle attività di assistenza si sposta stabilmente in Italia. "La missione NATO in Iraq proseguirà dal Comando delle Forze Congiunte di Napoli", si legge nella nota ufficiale dell'Alleanza. La portavoce della NATO, Allison Hart, ha sottolineato che il dialogo politico e la cooperazione pratica con il governo di Baghdad continueranno senza interruzioni, seppur con una gestione remota o rilocata.

Cos'è la NATO Mission Iraq (NMI)

Fondata nel 2018, la NMI non è una missione di combattimento. Si avvale di centinaia di professionisti provenienti dai Paesi Alleati e da partner come Austria e Australia. I suoi obiettivi principali rimangono: consulenza strategica, addestramento e antiterrorismo. Assistere l'Iraq nella creazione di istituzioni di sicurezza sostenibili e trasparenti, ma anche rafforzare le capacità delle forze locali per stabilizzare il paese e monitorare le attività jihadiste. "Gli uomini e le donne della missione sono veri professionisti che hanno operato con dedizione in un periodo complesso", ha concluso il generale Grynkewich, ringraziando gli Alleati e le autorità irachene per il supporto logistico durante il trasferimento.