Si è spento oggi, alle ore 16:00, presso la clinica Quisisana di Roma, Paolo Cirino Pomicino. Lo storico leader della Democrazia Cristiana, noto come 'o Ministro, aveva 86 anni. A confermare la notizia è stato l’amico e collega di lungo corso Gianfranco Rotondi: «Paolo questa volta non ce l’ha fatta. La sua battaglia contro i mali è stata un infinito inno alla vita». Con Pomicino scompare uno degli ultimi grandi protagonisti della Prima Repubblica
Il chirurgo prestato alla politica
Nato a Napoli nel 1939, Pomicino non nasce politico, ma medico. Neurochirurgo stimato al Cardarelli, decide di svestire il camice dopo l'ondata del '68 per tuffarsi nell'agone amministrativo. La sua ascesa è fulminea: consigliere comunale a Napoli, poi deputato per cinque legislature consecutive. Appartenente alla corrente "Primavera", l’ala più fedele di Giulio Andreotti, Pomicino divenne il braccio operativo di quel triumvirato noto come CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) che governò l'Italia a cavallo tra gli anni '80 e '90.
"'o Ministro" e il potere dei Viceré
A cavallo tra il 1988 e il 1992, Pomicino siede ai vertici dello Stato: prima come Ministro della Funzione Pubblica con Ciriaco De Mita, poi come potente titolare del Bilancio nei governi Andreotti VI e VII. Insieme a Francesco De Lorenzo e Giulio Di Donato, formava il gruppo dei "Viceré", i dominatori assoluti della scena politica napoletana per oltre un ventennio. "È stato un grande leader, capace di una mediazione costante che oggi sembra scomparsa dalla politica," ricorda Rotondi. Tuttavia, il suo potere non fu esente da critiche feroci. Gli avversari interni alla DC, guidati da Guido Bodrato, coniarono per lui e i suoi alleati la definizione di "banda dei quattro", sottolineando un metodo di gestione del potere fortemente basato sul consenso territoriale e sui rapporti con l'imprenditoria.
La tempesta di Mani Pulite e la riabilitazione
Il 1993 segna l'inizio della stagione più buia. Coinvolto nelle inchieste di Tangentopoli, Pomicino affronta un calvario giudiziario composto da ben 42 processi.
Viene condannato in via definitiva per il finanziamento illecito nel processo Enimont (1 anno e 8 mesi). Patteggia due mesi per corruzione nell'ambito dei fondi neri Eni. Nonostante le bufere, Pomicino non ha mai abbandonato la scena. Dopo il trapianto di cuore nel 2007, è tornato a far sentire la sua voce come parlamentare europeo e fine analista politico, ottenendo nel 2011 la piena riabilitazione dal Tribunale di sorveglianza.
L'eredità di un animale politico
Pomicino lascia la moglie Lucia Marotta e le due figlie, Claudia e Ilaria. Il suo ultimo incarico pubblico è stato quello di presidente della Tangenziale s.p.a. di Napoli società del gruppo autostrade per l’Italia. Fino all'ultimo ha difeso l'esperienza della Democrazia Cristiana, convinto che la fine dei partiti ideologici avesse impoverito la democrazia italiana. Se ne va un uomo che ha conosciuto le vette del potere senza mai perdere quell'ironia e quella lucidità che lo hanno reso un'icona politica del secolo scorso.