Avellino

L'addio al professore Angelo Romano, sindaco della città di Avellino negli anni dell'emergenza post-sisma che lui aiutò a rinascere, mettendo a posto anche i conti disastrati delle casse comunali. Protagonista nella DC di Mancino e De Mita, Romano subentrò da sindaco a Enzo Venezia nel 1989 e poi non fu ricandidato nel '95 quando gli venne preferito Antonio Di Nunno. In mattinata i funerali nella chiesa della trinità dei Poveri a via Morelli e Silvati. "È stato un galantuomo, affezionato alla città di Avellino e agli amici. È stato componente del comitato di decisione dell'ASL di Avellino e ha fatto tanto per la nostra città e anche per il nostro ospedale. - ha affermato Pino Rosato - Lo dobbiamo ricordare sempre con grande affetto e grande stima. La città gli deve molto. In quegli anni eravamo molto più uniti come città. C'erano meno personalismi. Si pensava a un discorso di rinascita in tanti aspetti, da quello urbanistico passando per la qualità della vita. Ci vorrebbero tanti professori come Angelo Romano".

"Fu il primo sindaco a inserire tecnici in giunta"

"Angelo Romano è stato un amministratore valente. Veniva da una lunga esperienza in consiglio comunale anche da assessore a partire dal 1975 nella consiliatura del sindaco Massimo Preziosi. Poi divenne sindaco nel 1989. Cominciarono i grandi contenziosi per il Comune. C'era da affrontare il disastro finanziario dopo il sisma. Fu molto bravo, fu il primo ad affrontare il tema del risanamento economico dell'Ente. - ha aggiunto Antonio Gengaro - Chiamo affianco a sé il ragioniere capo Andreotti e cominciarono a porre le basi per il risanamento della città facendola uscire dal rischio del dissesto. Fu anche un sindaco innovativo perché fu il primo a varare la giunta degli esterni. Nominò Giuliano Minichiello, Peppino Romei, Attilio Imbriani, che erano professionisti di chiara fama, e li chiamò nella sua giunta. Questo provocò una spaccatura nella sua maggioranza e credo che fu dei motivi per cui non fu ricandidato. Si aprì la stagione dell'Ulivo e il Partito Popolare decise di chiamare Di Nunno perché Di Nunno poteva mettere insieme l'alleanza di centrosinistra".