Napoli

A chi sul Napoli sta narrando una storia non vera, io racconto la mia, sempre la stessa da due anni. Squadra dalle straordinarie potenzialità - contrariamente a quello che dice, un giorno sì e un giorno no, il suo allenatore - e più di 300 milioni di investimenti, tra esborsi realizzati e futuri, escludendo gli stipendi di staff e calciatori, con giocatori più vecchi che giovani, non forieri pertanto come un tempo di succose plusvalenze, e che, infortunati o meno che fossero, in questa stagione hanno fatto vedere al mondo (e ai loro tifosi) poco o nulla.

Figuracce inenarrabili in Champions League e rapida esclusione dalla Coppa Italia, solo una Supercoppa ben giocata e meritatamente vinta al suo attivo in tutta la stagione, che può dirsi - in attesa di saperne di più sulla posizione finale per l'Europa - virtualmente conclusa. Non credendo che il Napoli possa mancare il limbo riservato alle prime quattro, sono certo che - come ha dichiarato il tecnico salentino dopo la partita col Cagliari - farà di tutto per raggiungere il suo allettante scopo. Come sono altrettanto certo che per farlo dovrà decidere una volta e per sempre quale abito (tattico) vorrà e potrà indossare per entrare nell'alta società, che sia il salvifico e di ripego 3-4-2-1, oppure l'archetipale, quanto fallimentare, 4-1-4-1 (per quando tornerà Giovanni Di Lorenzo, come ha dichiarato lo stesso Antonio Conte in una conferenza stampa di qualche giorno fa). Per quanto non conforme alla migliore scelta possibile, il supremo "condottiero" sembra voler tornare all'antico, con quell'astrusa e becera idea che risponde al nome mediatico di "Fab Four": quattro centrocampisti in cerca di una (confusa) posizione in campo e nella vita, che neanche Pirandello in persona sarebbe riuscito a immaginare.

Una imbarazzante prova di sé il "magico quartetto" già l'ha  data in terra sarda, con l'aggravante che al posto della bronzea statua di Anguissa il geniale mister ha deciso di schierare Stan Lobotka, opportunamente spostato di qualche metro più avanti e con Billy Gilmour alle spalle a fargli da "gemello diverso",  e l'eclatante risultato di trasformare il primo in una insulsa mezzala (il clamoroso fallo su Folorunsho, per fortuna non costatogli una espulsione, ne è l'esatto emblema) e il secondo in un anonimo pollastro beccante da cortile. Non ho letto in giro nulla che denunciasse questi fatti, ma piuttosto solo trionfalistici richiami alla "utilità" del risultato e al "carattere" della squadra, nonché inconsistenti prostrazioni al "divino Kevin".