Napoli

 

Nella cornice di Sala Giunta a Palazzo San Giacomo, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi analizza l'esito del referendum costituzionale che ha visto il capoluogo campano trasformarsi nel principale bastione della resistenza alla riforma. Con un 77% di preferenze per il "No", Napoli si attesta come la prima tra le grandi città italiane per distacco, un dato che Manfredi rivendica con forza, leggendovi non solo un segnale di maturità civica, ma anche un sostegno al percorso della sua Amministrazione.

Il record di partecipazione: "Il popolo è oltre i partiti"

A colpire il primo cittadino, espressione del "campo largo", è soprattutto il dato dell'affluenza. In una città spesso segnata dal disimpegno, il referendum ha portato alle urne il 49,51% degli elettori, segnando un +10% rispetto alle ultime regionali.

"La politica ha spesso sottovalutato il popolo", ha dichiarato Manfredi. "I cittadini hanno dimostrato voglia di contribuire e cambiare. Abbiamo visto una mobilitazione compatta della società civile e dei giovani. Questo voto stigmatizza il metodo: le riforme costituzionali non si fanno a colpi di maggioranza, si fanno insieme".

Il messaggio al Governo e al Campo Largo

Nonostante la vittoria schiacciante, Manfredi sceglie una linea di equilibrio istituzionale. Se da un lato riconosce che il Governo Meloni abbia il diritto di andare avanti, dall'altro avverte che esiste ormai una "maggioranza nel Paese che vuole un cambiamento" e che deve trasformarsi in alternativa politica. Tuttavia, il Sindaco frena sugli entusiasmi del leader M5S Giuseppe Conte, che ha immediatamente chiesto di indire le primarie per la coalizione progressista: "Le primarie sono una strada, ma non l'unica. Lo scenario è fluido e molto dipenderà dalla legge elettorale".

 

Niente primarie per il 2027

La vera notizia politica, però, riguarda il futuro personale di Manfredi. Nonostante il suo nome circoli con insistenza come possibile federatore nazionale del centrosinistra per le elezioni politiche del 2027, il Sindaco esclude la sua partecipazione alle primarie di coalizione. "Non ci penso assolutamente", taglia corto Manfredi rispondendo alla domanda su una sua possibile candidatura. "Faccio il Sindaco di Napoli e continuerò a farlo se i cittadini lo vorranno. Darò il mio contributo al progetto e al programma del campo progressista, ma non sarò un candidato alle primarie". Una posizione che lo mantiene equidistante tra l'asse PD e Movimento 5 Stelle, confermando la volontà di puntare al secondo mandato a Palazzo San Giacomo il prossimo anno, piuttosto che a una scalata verso Palazzo Chigi, a meno che non sarà la stessa coalizione di centrosinistra a indicarlo come premier, tutto è ancora da vedere. 

Una riforma "condivisa" o nulla

Il monito finale di Manfredi è rivolto a tutto l'arco parlamentare: la Costituzione non è un terreno di scontro. "La Carta è stata scritta da forze reduci da una guerra civile che hanno saputo trovare una sintesi. Quando le riforme non si fanno insieme, i cittadini le bocciano. Questo vale per la Costituzione e deve valere anche per la legge elettorale".