La guerra aperta tra Iran, Stati Uniti e Israele continua a riverberarsi ben oltre il Medio Oriente, fino a investire il commercio globale e la sicurezza energetica. Da Canberra, dove ha concluso un’intesa commerciale con l’Australia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scandito una doppia linea: da un lato la condanna delle azioni iraniane nello Stretto di Hormuz, dall’altro l’urgenza di aprire una via diplomatica. “È ora di sedersi al tavolo delle trattative e porre fine alle ostilità”, ha detto, ribadendo però che Teheran deve cessare immediatamente minacce, mine, attacchi con droni e missili contro la navigazione commerciale.
La linea europea tra fermezza e diplomazia
Le parole di von der Leyen si inseriscono nella posizione già espressa dai leader europei nei giorni scorsi: condanna degli attacchi contro navi civili e infrastrutture energetiche, richiesta di riaprire Hormuz e disponibilità a valutare eventuali iniziative sulla sicurezza marittima solo dopo la cessazione delle ostilità. La presidente della Commissione ha infatti evitato di sbilanciarsi su un allargamento immediato di una missione europea nell’area, lasciando la decisione ai governi dell’Unione.
Il punto politico è chiaro: Bruxelles vuole tenere insieme deterrenza e negoziato. La libertà di navigazione, ha ricordato von der Leyen, resta un principio fondamentale del diritto internazionale. Ma la stessa Commissione evita, almeno in questa fase, di trasformare la pressione diplomatica in un coinvolgimento operativo diretto nel teatro di crisi.
Hormuz e il contraccolpo sull’energia
Il baricentro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico tra Golfo Persico e Golfo dell’Oman. Il blocco di fatto denunciato da governi occidentali e osservatori internazionali ha già inciso sui flussi di greggio e gas, alimentando un nuovo shock sui prezzi energetici. La stessa von der Leyen ha definito “critica” la situazione per l’approvvigionamento globale, mentre nelle ultime ore vari media internazionali hanno registrato un ulteriore aumento del petrolio e crescenti timori per i mercati.
Per l’Unione europea il dossier non è soltanto geopolitico. Il rischio è che il conflitto acceleri una nuova stagione di instabilità economica, con ricadute immediate su famiglie, imprese e trasporti. La crisi in Iran, letta da Bruxelles, diventa così anche una questione di resilienza industriale e sicurezza delle catene di approvvigionamento.
L’asse con l’Australia
Accanto alla presidente della Commissione, il premier australiano Anthony Albanese ha ribadito la condanna di Canberra verso le azioni iraniane nello stretto, definendo gli attacchi alle navi civili una violazione della convenzione Onu sul diritto del mare. Il capo del governo australiano ha richiamato anche l’impatto della crisi sull’economia globale e confermato il dispiegamento di un aereo E-7 nella regione a sostegno degli Emirati Arabi Uniti, su richiesta di Abu Dhabi.
La convergenza tra Unione europea e Australia si è manifestata nello stesso giorno in cui le due parti hanno annunciato intese su libero scambio, sicurezza e difesa, oltre all’avvio dei negoziati per l’ingresso australiano in Horizon Europe. Il messaggio politico è che la crisi iraniana viene ormai letta dentro un quadro più ampio, dove commercio, sicurezza e rotte energetiche sono aspetti della stessa partita strategica.
Scenario aperto
Sul terreno, intanto, la guerra resta in una fase di forte volatilità. Fonti internazionali riferiscono di un conflitto entrato nella quarta settimana, con migliaia di morti in Iran, attacchi missilistici, raid aerei e una pressione crescente sulle infrastrutture regionali. In questo contesto, la richiesta di von der Leyen per una “soluzione negoziata” non appare come una formula di rito, ma come il tentativo di costruire una via d’uscita prima che la crisi degeneri in uno scontro ancora più esteso.
Resta da capire se l’appello europeo troverà interlocutori reali. Per ora, la posizione di Bruxelles è quella di chiudere il fronte delle minacce su Hormuz, difendere la navigazione commerciale e contenere l’impatto economico globale, senza rinunciare alla pressione politica su Teheran. La trattativa evocata da von der Leyen è ancora tutta da costruire, ma il segnale arrivato da Canberra indica che, almeno sul piano diplomatico, l’Occidente prova a lasciare aperta una porta.