Blitz nella capitale iraniana. Il ministero dell’Intelligence dell’Iran ha annunciato l’arresto di 39 persone accusate di appartenere a gruppi “terroristici e mercenari” legati a Stati Uniti e Israele. L’operazione si è svolta a Teheran, dove le autorità affermano di aver smantellato una rete ritenuta attiva sul territorio nazionale. Secondo quanto riportato dai media ufficiali iraniani, tra i fermati vi sarebbero membri di gruppi secessionisti che stavano tentando di creare una cellula operativa nella provincia del Sistan e Baluchistan, area già considerata sensibile per la sicurezza interna.

Armi, esplosivi e rete satellitare

Nel corso dei blitz sarebbero stati sequestrati 49 ordigni esplosivi artigianali, due fucili d’assalto Kalashnikov, sedici pistole, numerosi caricatori e oltre 1.500 proiettili. Tra il materiale recuperato figurano anche sette dispositivi Starlink, il sistema di connessione satellitare sviluppato dalla società di Elon Musk. Le autorità iraniane sostengono che parte degli arrestati fosse impegnata anche in attività nel cyberspazio, con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica e destabilizzare il contesto interno.

Accuse e tensioni internazionali

Alcuni dei fermati sono accusati di aver trasmesso informazioni sensibili, tra cui la posizione di membri delle forze di sicurezza iraniane. Le accuse si inseriscono nel quadro delle crescenti tensioni tra Teheran, Washington e Tel Aviv, con il governo iraniano che da tempo denuncia attività di intelligence ostili sul proprio territorio. Dall’inizio dell’ultima fase di confronto con Stati Uniti e Israele, le autorità iraniane hanno più volte annunciato arresti di presunti agenti e collaboratori stranieri.

Versione ufficiale e verifiche indipendenti

Le informazioni diffuse provengono da fonti governative iraniane e non risultano al momento verificabili in modo indipendente. Resta quindi centrale il contesto politico e diplomatico, in cui operazioni di sicurezza interna si intrecciano con la narrativa del confronto internazionale.