Le condizioni di Teheran. L’Iran alza la posta e detta le sue condizioni per una possibile tregua nella guerra in corso con Stati Uniti e Israele. Secondo fonti ufficiali citate dai media iraniani, Teheran ha respinto il piano americano in 15 punti e ha fissato cinque richieste considerate imprescindibili. La prima è lo stop completo alle operazioni militari e alle uccisioni da parte di Washington e Tel Aviv. La seconda riguarda la creazione di garanzie concrete per evitare nuovi conflitti imposti alla Repubblica islamica. Tra i punti centrali anche il pagamento di riparazioni di guerra, la cessazione delle ostilità su tutti i fronti regionali e il riconoscimento del diritto sovrano dell’Iran a esercitare il controllo sullo stretto di Hormuz.
Lo scontro con gli Stati Uniti
La risposta iraniana arriva mentre gli Stati Uniti spingono per una tregua di almeno un mese, considerata necessaria per aprire un negoziato più ampio su sicurezza regionale e programma nucleare. Il presidente Donald Trump ha parlato di un’intesa “vicina”, ma da Teheran la replica è stata netta: “La fine della guerra non la decide Trump”. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha definito “eccessive” le richieste americane, accusando Washington di scarsa affidabilità diplomatica dopo gli attacchi condotti durante i negoziati.
Escalation militare e pressione diplomatica
Sul terreno, intanto, la tensione resta altissima. I Pasdaran hanno lanciato missili contro obiettivi israeliani e basi americane, mentre il Pentagono ha disposto l’invio di circa 3.000 paracadutisti nella regione. Parallelamente, raid israeliani nel sud del Libano avrebbero causato nuove vittime, ampliando il rischio di un conflitto su scala regionale. Lo stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale, si conferma uno dei punti più sensibili del confronto.
Negoziati incerti e scenari futuri
Nonostante il clima di scontro, fonti diplomatiche indicano che i negoziati potrebbero entrare in una fase decisiva entro 48 ore. Tuttavia, le posizioni restano distanti: da un lato la proposta americana, dall’altro le condizioni rigide poste da Teheran. In questo scenario, anche gli attori regionali mantengono una linea prudente, mentre il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu continua le operazioni militari senza segnali di rallentamento. La crisi resta aperta, sospesa tra diplomazia e confronto armato, con il rischio che ogni passo falso possa allargare ulteriormente il conflitto.