Una prima volta in Italia. Una donna di 55 anni, indicata con il nome di fantasia “Libera”, è morta oggi in Toscana ricorrendo al suicidio medicalmente assistito. Affetta da una forma gravissima di sclerosi multipla, non era più in grado di muoversi e ha utilizzato un dispositivo innovativo sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche per autosomministrarsi il farmaco. Si tratta del primo caso in Italia in cui la procedura avviene tramite un sistema comandato con un puntatore oculare, che ha consentito alla paziente di attivare autonomamente il meccanismo.
Una battaglia durata due anni
La vicenda di Libera si inserisce in un percorso lungo e complesso iniziato nel 2024 con la richiesta alla Asl Toscana nord-ovest. La donna era seguita dall’Associazione Luca Coscioni, impegnata da anni sul tema del fine vita. La richiesta si basava sui criteri stabiliti dalla Corte Costituzionale nel 2019, che ha indicato le condizioni per cui il suicidio assistito non è punibile: malattia irreversibile, sofferenze insopportabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di autodeterminazione. Il caso ha avuto anche un passaggio giudiziario, legato alla richiesta della paziente che fosse un medico a somministrare il farmaco. Il nodo giuridico ha portato alla necessità di individuare una soluzione tecnica che consentisse l’autosomministrazione.
Il dispositivo e la decisione finale
Dopo vari rinvii, il Cnr ha realizzato un sistema basato su tecnologia oculare. Il dispositivo è stato consegnato nell’abitazione della paziente, dove è stata effettuata una prima prova tecnica. Successivamente, Libera ha scelto di procedere immediatamente. Nelle sue parole, affidate nei giorni scorsi all’associazione che l’ha seguita, emerge una critica al sistema: “Spero che nessuno debba aspettare più di due anni per esercitare un diritto”.
Il nodo del fine vita in Italia
Il caso riapre il dibattito sul fine vita in Italia, tra vuoti normativi, tempi lunghi e differenze territoriali. Alcune regioni, come la Toscana, hanno avviato percorsi normativi, ma il quadro resta frammentato. La vicenda di Libera diventa così simbolica: non solo una scelta personale, ma anche una richiesta di chiarezza legislativa e di accesso più rapido a procedure già riconosciute in determinate condizioni.