Avellino

Due minuti erano bastati per entrare nella crisi. Quindici, quelli dell’intervallo a Pesaro, potrebbero essere sufficienti per uscirne. Questa almeno la speranza della società, di Vitucci e dei tifosi. Un quarto d’ora ha creato una netta linea di demarcazione tra la Scandone del primo tempo, forse la più brutta della stagione, confusa, con poca voglia e succube di una Consultinvest lontana dall’essere trascendentale, e quella dei secondi venti minuti, in grado di alzare l’intensità su entrambi i lati del campo e dominare la partita. Un 12-0 di parziale contro Brindisi aveva dato il via alla striscia di cinque sconfitte consecutive, uno di 24-0 ha riportato al successo  Cavaliero e compagni. Una vittoria, come detto, che allontana, almeno per un poco, la crisi e le paure sorte nelle ultime settimane. Certo, la strada davanti alla Sidigas è ancora impervia. All’orizzonte ci sono le due sfide con Milano, la prima lunedì in campionato, la seconda venerdì 20 febbraio nei quarti delle Final?Eight di Coppa Italia. Due impegni proibitivi, ai quali però la Scandone arriverà quantomeno con la consapevolezza di poter esprimere un buon basket e con una fiducia in risalita dopo il picco negativo dell’ultimo mese e mezzo. Non tutti i problemi sono ovviamente risolti. La Sidigas rimane una squadra incostante, che sembra essere uscita dalla penna di Stevenson, in una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde. E come nel celebre romanzo sono gli stessi biancoverdi ad essere i propri principali antagonisti. La Scandone si accende e spegne ad intermittenza, bloccata da una fragilità mentale che si è manifestata in più fasi della stagione, non soltanto nell’ultimo mese e mezzo. La medicina per uscirne sono le vittorie e l’individuazione di un leader, di un giocatore in grado di fare la giocata giusta nei momenti difficili, di infondere coraggio ai compagni. A Pesaro questo ruolo è stato interpretato da un Banks monumentale, da quindici punti nel terzo periodo, senza errori al tiro e senza paure. A beneficiarne, oltre alla Sidigas in generale, sono stati i suoi compagni. Basti guardare il rendimento di Marc Trasolini, alla ricerca per diciassette partite della propria dimensione, che al suo ritorno all’Adriatic Arena ha piazzato 6 punti, con il 100 per cento dal campo, 10 rimbalzi e 3 stoppate in ventuno minuti passati sul parquet. Merito, come detto, di una guida ritrovata. Il ruolo che doveva essere di Sundiata Gaines, che dopo aver convinto soltanto in alcunisprazzi della stagione, a Pesaro ha messo a referto la peggiore prestazione per numeri e sensazioni. Anche nel momento migliore della Sidigas, il play statunitense è sembrato avulso dal gioco e un oggetto estraneo rispetto ad un roster che stava trovando la propria strada. Sul banco degli imputati l’ex Jazz ci è finito già da qualche settimana e l’idea di un avvicendamento in cabina di regia, in seno alla società biancoverde, non è così remota. I tempi però non sembrano poter essere così veloci. Probabilmente non sarà questa la settimana decisiva per vedere qualche volto nuovo in casa Avellino, così come quella che porterà alle Finale Eight. Facile che se ne riparli dopo la competizione tricolore. Gli obiettivi potrebbero essere diversi. Mike Green, pupillo di Vitucci accostato ai biancoverdi, difficilmente rimane una pista percorribile dalla Sidigas, vista la volontà del Paris-Lavallois di non rilasciare il giocatore. Un’altra pista potrebbe portare a Trenton Meacham, dato in uscita da Milano, dove non ha confermato le buone cose fatte vedere in?Francia negli ultimi tre anni. Come detto, però, sembra ancora presto per parlare di mercato, con la Scandone che difficilmente arriverà alle Final Eight di Coppa Italia con un altro assetto. Ed allora la Scandone deve ripartire dalla vittoria di Pesaro e dalla chiusura di un incubo durato un mese e mezzo.

 

Alessio Bonazzi