Il caso esplode sulle coste del Salento, tra tutela ambientale e scontro politico. A Gallipoli, nel perimetro del Parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo, una presunta movimentazione di sabbia da una spiaggia libera a uno stabilimento balneare ha acceso i riflettori su uno dei lidi più esclusivi della zona. La vicenda, segnalata inizialmente sui social dall’escursionista Francesco Chetta, riguarda il Lido Pizzo, struttura riconducibile a una società partecipata dal senatore leghista Roberto Marti e dal deputato Salvatore Di Mattina. Un episodio che ha immediatamente assunto una dimensione politica nazionale.
L’esposto e le verifiche ambientali
A portare la questione in Parlamento è stato il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno, che ha presentato un’interrogazione ai ministeri dell’Ambiente e della Protezione civile. Al centro della richiesta, la necessità di chiarire se un “ingente quantitativo di sabbia” sia stato spostato da un’area protetta a una spiaggia privata in concessione, con possibili danni alle dune costiere. Secondo quanto denunciato, nei giorni precedenti sarebbe stata rimossa anche una quantità significativa di posidonia oceanica, elemento naturale fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema marino e costiero. Un intervento che, se confermato senza autorizzazioni adeguate, potrebbe avere conseguenze rilevanti in un territorio già esposto al fenomeno dell’erosione. Sulla vicenda sono stati avviati accertamenti da parte dei Carabinieri forestali, chiamati a verificare eventuali responsabilità e la conformità delle operazioni alle normative ambientali.
La difesa dei parlamentari leghisti
Dal canto suo, Roberto Marti respinge ogni accusa e parla apertamente di “strumentalizzazione politica”. Il senatore sostiene che gli interventi effettuati riguarderebbero esclusivamente la rimozione di alghe, pratica ordinaria e autorizzata, eseguita ogni anno tramite ditte specializzate. “Non c’è alcuna necessità di spostare sabbia”, ha dichiarato, negando qualsiasi operazione irregolare all’interno dello stabilimento. La società che gestisce il lido, inoltre, starebbe valutando azioni legali per diffamazione contro chi ha diffuso le accuse.
Un caso politico e ambientale
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, dove il tema delle concessioni balneari e dei possibili conflitti di interesse torna al centro del dibattito. Lo stesso Donno richiama una precedente interrogazione sui rapporti tra esponenti politici e il settore degli stabilimenti. Ma è soprattutto il profilo ambientale a rendere il caso particolarmente delicato. Il tratto di costa interessato rientra in un’area protetta di grande valore naturalistico, dove interventi su sabbia e dune sono rigidamente regolati. In attesa degli esiti delle indagini, il caso del Lido Pizzo rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, con possibili sviluppi anche sul piano giudiziario.