Nuovo passaggio giudiziario negli Stati Uniti per Nicolás Maduro, comparso davanti a un giudice federale di New York per chiedere l’archiviazione delle accuse di narcoterrorismo. Al centro dell’udienza, non solo il merito delle contestazioni, ma anche un duro scontro procedurale sul diritto alla difesa. Secondo i legali dell’ex presidente venezuelano, il governo degli Stati Uniti starebbe impedendo l’utilizzo di fondi pubblici di Caracas per sostenere le spese legali, violando così i diritti costituzionali dell’imputato.
Il nodo dei fondi e delle sanzioni
L’avvocato Barry Pollack ha denunciato la revoca, da parte del Dipartimento del Tesoro, dell’autorizzazione a utilizzare risorse del governo venezuelano per pagare la difesa. Un permesso inizialmente concesso per evitare violazioni delle sanzioni, ma successivamente ritirato. Per la difesa, si tratta di una limitazione grave che compromette la possibilità di affrontare equamente il processo. Da qui la richiesta al giudice Alvin Hellerstein di archiviare il caso o, in alternativa, di aprire un’udienza specifica sul comportamento del governo. Di diverso avviso i procuratori federali, che parlano di “errore amministrativo” e ribadiscono che i regolamenti vietano l’uso di fondi di entità sanzionate per coprire spese legali di soggetti anch’essi sanzionati. Secondo l’accusa, Maduro avrebbe comunque accesso a risorse personali.
Accuse e linea difensiva
Maduro e la moglie Cilia Flores, detenuti nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, si sono dichiarati non colpevoli delle accuse di traffico di droga e armi, reati che potrebbero comportare condanne superiori ai 25 anni. L’ex leader venezuelano ha sempre respinto le accuse, definendosi “presidente costituzionale” del suo Paese e contestando la legittimità dell’arresto avvenuto a gennaio da parte delle forze speciali statunitensi. La difesa punta anche sul tema dell’immunità, sostenendo che i fatti contestati sarebbero avvenuti durante il mandato presidenziale. Una linea che, secondo diversi esperti di diritto internazionale, appare però difficilmente sostenibile.
Il nodo politico e internazionale
La vicenda giudiziaria si intreccia con il contesto geopolitico. Gli Stati Uniti e numerosi altri Paesi non riconoscono Maduro come presidente legittimo del Venezuela dopo le elezioni del 2018. Questo elemento pesa direttamente anche sul piano legale: negli Stati Uniti è il presidente a determinare il riconoscimento dei capi di Stato stranieri, rendendo improbabile che un tribunale possa attribuire a Maduro le tutele previste per un capo di Stato in carica. Resta inoltre aperto il tema della legittimità dell’arresto, giudicato da alcuni osservatori contrario al diritto internazionale, ma difficilmente in grado di incidere sulla giurisdizione della corte americana. Il procedimento proseguirà nelle prossime settimane con la definizione del calendario processuale, mentre resta alta l’attenzione su un caso che unisce giustizia, politica e relazioni internazionali.