Il futuro delle imprese italiane si gioca oggi — e si gioca sul terreno dell’Intelligenza Artificiale. Ne è convinto Umberto Tranfaglia, CEO e co-founder di Cloud Finance, PMI innovativa che sviluppa soluzioni software in cloud con un focus crescente sull’integrazione di strumenti di IA nei processi aziendali.
Abbiamo incontrato Tranfaglia nell’ambito del percorso formativo «Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale: dal concetto alla pratica aziendale», promosso da Confindustria Benevento. Un’iniziativa che ha portato anche una delegazione di imprenditori a visitare la sede di Cloud Finance, dove hanno potuto vedere dal vivo applicazioni concrete di Intelligenza Artificiale.
Ne è nata una conversazione su cambiamento, resistenza culturale e nuove opportunità.
Durante le lezioni lei ha parlato di “cambio d'era” e di “conoscenza artificiale”. Siamo davvero di fronte a qualcosa di diverso dalle rivoluzioni tecnologiche del passato, o stiamo esagerando?
No, non stiamo esagerando. Anzi, forse stiamo ancora sottovalutando. Ogni rivoluzione tecnologica del passato — dalla macchina a vapore, all'elettricità, fino a internet — ha trasformato come facciamo le cose. L'Intelligenza Artificiale sta trasformando qualcosa di più profondo: come pensiamo e decidiamo. Siamo entrati in quella che io chiamo l'era della conoscenza artificiale, dove le macchine non si limitano ad eseguire istruzioni, ma ragionano, apprendono e anticipano. Per le aziende, questo significa che il vero problema non è il fatturato di oggi, ma quel «peso morto» di strutture operative costruite in un'era pre-IA. Kissinger e Schmidt nel loro libro “L’era dell’intelligenza artificiale” l'hanno sintetizzato bene: l'IA non è un tool, è un nuovo modo di esistere. E chi non cambia il proprio “hardware mentale” rischia di restare indietro.
Quanto è radicato, nelle PMI italiane, l'atteggiamento del «si è sempre fatto così»?
Moltissimo, ed è il nemico numero uno dell'innovazione. Faccio spesso l’esempio delle carrozze a cavalli: funzionavano benissimo, eppure la Ford Model T le ha rese obsolete in pochi anni. Lo stesso sta accadendo oggi: molte aziende hanno processi che "funzionano", ma sono intrinsecamente inefficienti in un mondo dove l'IA può fare la stessa cosa in un decimo del tempo, senza errori e a costo marginale quasi zero. Il pericolo non è fare le cose male — è continuare a farle bene nel modo sbagliato. Bisogna smettere di confondere l'abitudine con l'efficienza.
Parliamo di IA agentica, un concetto che ancora molti imprenditori faticano a comprendere. Cosa la distingue dal classico chatbot o dall'automazione tradizionale?
La differenza è sostanziale. Un chatbot risponde a una domanda. Un sistema di automazione tradizionale esegue una sequenza di istruzioni predefinite. Un Agente IA, invece, è un programma progettato per operare in autonomia verso un obiettivo specifico: percepisce l'ambiente, prende decisioni, compie azioni e — soprattutto — apprende nel tempo. Io lo chiamo il "dipendente digitale": è proattivo, collaborativo, adattabile e iperspecializzato. Può monitorare i prezzi dei vostri fornitori in tempo reale, avvisarvi di un aumento, cercare alternative sul mercato, confrontarle per recensioni e tempi di consegna e proporvi la migliore soluzione — tutto senza che voi abbiate fatto un clic. Questo è ciò che intendiamo per IA agentica.
Cloud Finance lavora su molti casi d'uso concreti: dalla gestione delle vendite alla contabilità «zero entry». Quale di questi, secondo la sua esperienza, produce il ritorno sull'investimento più rapido?
Senza dubbio la contabilità e la finanza, che mi piace definire «zero entry». È il caso dove l'impatto è più visibile e misurabile nell'arco di poche settimane. Immaginate un ufficio amministrativo che passa ogni venerdì pomeriggio a riconciliare manualmente centinaia di fatture su Excel. Con un agente IA, quel processo passa da 4 ore a 4 minuti. Non è un'iperbole: è quello che abbiamo visto accadere in molte nostre aziende clienti che hanno adottato queste soluzioni.
Un altro caso ad alto impatto immediato è l'automazione dell'invio di preventivi: un potenziale cliente invia una richiesta, l'Agente IA analizza il testo, ricerca prezzi e informazioni utili, e in pochi secondi scrive e invia una risposta personalizzata. 8 ore di risparmio a settimana, garantite e senza errori.
Poi c'è la lead generation: invece di far perdere ai venditori ore su LinkedIn, gli agenti consegnano ogni mattina una lista di contatti qualificati con l'analisi dei bisogni già fatta. E ancora la ricerca di fornitori con prezzi più competitivi, con sistemi di allerta che avvisano in tempo reale di qualsiasi aumento di prezzo. Sono tutte funzionalità con un obiettivo preciso: smettere di sprecare tempo su attività ripetitive e a basso valore aggiunto.
Molti imprenditori vogliono adottare l'IA ma non sanno da dove iniziare. Qual è il «primo passo» che consiglia?
Semplice: non cercare di cambiare tutto in un giorno. La prima mossa deve essere automatizzare il singolo processo più ripetitivo e meno amato della vostra azienda. La contabilità, la riconciliazione bancaria, l'inserimento dati: qualcosa di concreto, misurabile, che le persone già odiano fare. Quando vedono che quel compito sparisce, la resistenza crolla per pura convenienza personale.
I 5 Pilastri del Primo Mese sono diventati quasi un manifesto per chi vuole adottare l'IA in azienda. Può spiegarceli brevemente?
Il primo è la trasparenza: spiegare il perché del cambiamento.
Il secondo è individuare un “capitano dell’innovazione”, una persona curiosa che faccia da esempio.
Il terzo è il vantaggio immediato: automatizzare subito qualcosa di concreto.
Il quarto è far usare l’IA a tutti: ogni persona deve provarla, toccarla.
Il quinto è il più importante: il tempo liberato deve essere reinvestito in formazione e strategia, non riempito con altro lavoro.
Come si gestisce la resistenza interna al cambiamento? È davvero il problema principale?
E il problema principale. La tecnologia è la parte facile. La parte difficile è che l'IA è prima di tutto un cambio culturale, poi tecnologico. Bisogna modificare la cultura prima dei processi. La buona notizia è che non serve una rivoluzione: serve fare leva sulla convenienza personale. Quando un collaboratore scopre che non deve più passare il venerdì pomeriggio su Excel, diventa il primo ambasciatore dell'IA in azienda. Allo stesso tempo, come imprenditori dovete essere onesti: chi non accetta l'evoluzione sta mettendo a rischio il futuro di tutti. Noi in Cloud Finance accompagniamo questo percorso anche sul piano organizzativo, non solo tecnico.
Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI, afferma che «l'IA non è un'opzione aziendale, è un'esigenza biologica». Condivide questa visione radicale?
Completamente. E aggiungo: il costo della non-automazione diventerà un debito tecnico che nessuna banca vorrà più finanziare. Chi mantiene vecchi processi per abitudine rischia di trovarsi in serie difficoltà e di perdere quote di mercato. Non è una profezia catastrofista: il 54% delle aziende top performer ha già l'IA come priorità assoluta di investimento. Se non lo fate voi, lo farà il vostro competitor. La metafora che uso spesso è quella del surf: o imparate a fare surf, o affogate. Non c'è una terza opzione.
Ci sono settori dove l'IA agentica è ancora poco esplorata nelle PMI italiane, ma che rappresentano opportunità enormi?
La gestione del credito e la riduzione degli insoluti è sicuramente uno di questi. Le PMI italiane soffrono enormemente di crediti non riscossi, eppure pochissime hanno ancora implementato sistemi di analisi predittiva del comportamento dei clienti. Un agente IA può monitorare in tempo reale crediti, insoluti, tasso di fidelizzazione e affidabilità, e identificare clienti a rischio abbandono prima che se ne vadano. Un altro settore poco esplorato è la gestione intelligente della supply chain: trovare fornitori alternativi, monitorare i prezzi in tempo reale e negoziare automaticamente sono attività che oggi richiedono giorni di lavoro manuale e che un agente IA può eseguire in minuti.
Un ultimo messaggio agli imprenditori che stanno leggendo questa intervista e sono ancora in attesa di capire se e quando muoversi.
Non aspettate il momento perfetto. Non arriverà.
L’IA non sostituisce le persone: libera il loro tempo e aumenta il loro valore. Ma bisogna iniziare ora. Chi si muove oggi costruisce un vantaggio competitivo. Chi aspetta, lo subirà.