Se n’è andato a 73 anni David Riondino, figura centrale e irregolare della cultura italiana, capace di attraversare musica, teatro, televisione e letteratura con una cifra unica: quella della satira colta e corrosiva. L’annuncio della morte è arrivato attraverso i social, dato dall’amica Chiara Rapaccini. I funerali si terranno martedì alle 11 a Chiesa degli Artisti, a Roma.

Tra musica e scrittura, gli inizi

Nato a Firenze nel 1952, Riondino muove i primi passi negli anni Settanta con il Collettivo Victor Jara, esperienza che lo lega inizialmente alla musica d’autore e all’impegno politico. Negli anni Ottanta, però, la sua cifra si definisce nella scrittura satirica. Collabora con riviste come Tango e Cuore, diventando una delle penne più affilate della scena italiana. Parallelamente continua la carriera musicale, firmando tra l’altro “Maracaibo”, portata al successo da Lu Colombo.

Il teatro e la televisione

Il suo talento si esprime pienamente anche sul palco. Nel 1987 debutta con Paolo Rossi nello spettacolo “Chiamatemi Kowalski”, cui segue “La commedia da due lire”. Negli anni successivi collabora con Sabina Guzzanti, consolidando il suo ruolo nella scena teatrale satirica. In televisione diventa volto noto grazie a programmi come il Maurizio Costanzo Show, dove porta personaggi surreali e memorabili come il cantautore brasiliano Joao Mesquinho. Lavora anche con Antonio Ricci nel “Lupo solitario”, interpretando un ironico “filosofo”. Nel 1995 conduce con Daria Bignardi il programma “A tutto volume” e partecipa a più edizioni di “Quelli che il calcio”.

Cinema, poesia e impegno culturale

Riondino ha lavorato anche nel cinema, diretto da registi come Mario Martone e Gabriele Salvatores, prendendo parte a film come “Kamikazen” e “La notte di San Lorenzo”. Nel 1997 firma la regia di “Cuba Libre, velocipedi ai Tropici”, testimonianza del suo interesse per la cultura cubana e l’improvvisazione poetica. La sua attività si è estesa anche all’organizzazione culturale: è stato ideatore del festival “Il giardino della poesia” a San Mauro Pascoli, luogo simbolico per la tradizione letteraria italiana.

Una voce unica della satira italiana

Scrittore prolifico, ha pubblicato per editori come Feltrinelli e Castelvecchi, mantenendo sempre centrale la dimensione poetica e ironica. La sua opera ha saputo unire leggerezza e profondità, gioco e riflessione, restituendo un ritratto originale della società italiana. Riondino lascia un’eredità difficile da incasellare: artista trasversale, libero e controcorrente, capace di attraversare linguaggi diversi senza mai perdere la propria identità.