Nel silenzio politico che segue la sconfitta referendaria sulla giustizia, un segnale arriva da una frase affidata ai social: il governo «continuerà a muoversi» sulla sicurezza. È la linea di Giorgia Meloni, che invita i suoi a lasciarsi alle spalle il voto e a proseguire l’azione dell’esecutivo.
La strategia: stabilità e nuova legge elettorale
A una settimana dal referendum, la presidente del Consiglio mantiene un profilo basso sul piano pubblico, senza impegni istituzionali fino a dopo Pasqua. Ma sul piano politico le indicazioni sono chiare. La priorità è la legge elettorale, che entra in discussione alla Camera: un passaggio considerato decisivo per garantire stabilità alla prossima legislatura, quella che porterà all’elezione del nuovo capo dello Stato. In questo contesto, il centrodestra appare scosso. Matteo Salvini riduce le uscite pubbliche, mentre Antonio Tajani, impegnato su dossier internazionali, deve gestire tensioni interne a Forza Italia dopo l’uscita di Maurizio Gasparri dal ruolo di capogruppo al Senato.
Economia e misure in revisione
Sul tavolo resta anche il nodo economico. Il 7 aprile scade il meccanismo delle accise mobili sui carburanti, una misura che finora è costata circa 600 milioni di euro senza produrre effetti significativi. Dal ministero dell’Economia si fa strada l’ipotesi di una revisione, con possibili interventi mirati come bonus benzina o sgravi selettivi. Il ministro Francesco Lollobrigida esclude elezioni anticipate e parla di «aggiustamenti compatibili con la stabilità», lasciando aperta la porta a eventuali modifiche nella squadra di governo.
Rimpasto e tensioni nella maggioranza
Il tema del rimpasto resta sullo sfondo ma agita la maggioranza. Tra le ipotesi più discusse, quella che coinvolgerebbe Luca Zaia, possibile sostituto di Adolfo Urso al ministero delle Imprese e del Made in Italy, con un conseguente effetto domino su altri dicasteri, incluso quello lasciato da Daniela Santanchè. Uno scenario che crea malumori nella Lega, già rappresentata all’Economia da Giancarlo Giorgetti. Il timore, tra i leghisti, è quello di assumere un peso eccessivo nelle scelte economiche più difficili dei prossimi mesi. Intanto, sullo sfondo, si muovono anche figure come Gianluca Caramanna, rientrato dagli Stati Uniti, mentre restano aperte tutte le incognite sulla futura composizione dell’esecutivo.