Un progetto di strage in ambito scolastico, maturato in ambienti virtuali dell’estrema destra radicale. È questo lo scenario ricostruito dagli investigatori che ha portato all’arresto di un minorenne in Umbria, su disposizione del gip dei minori dell’Aquila.

Le indagini e il precedente a Brescia

Il ragazzo era già stato perquisito in passato nell’ambito dell’indagine “Imperium”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Brescia e conclusa nel luglio 2025. Un filone investigativo che aveva acceso i riflettori su gruppi virtuali con contenuti neonazisti, suprematisti, xenofobi e antisemiti. Le attività, condotte dai carabinieri del Ros, avevano coinvolto decine di giovani in tutta Italia, molti dei quali giovanissimi. In quel contesto, il minorenne oggi arrestato era già emerso come figura attenzionata dagli inquirenti.

Il ruolo dei social e la rete estremista

L’inchiesta originaria era partita dal monitoraggio dei profili social di un 21enne bresciano, poi destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di odio razziale ed etnico. Da lì, gli investigatori avevano esteso l’analisi a piattaforme come Telegram e TikTok, individuando una rete di 29 soggetti distribuiti sul territorio nazionale. Un ecosistema digitale caratterizzato da linguaggi violenti e contenuti ideologici estremi, in cui si sarebbero sviluppate dinamiche di radicalizzazione.

Il nuovo filone e il piano di attacco

Proprio da quell’attività antiterrorismo è nata, nell’ottobre scorso, la nuova indagine che ha portato all’arresto in Perugia. Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe pianificato un attacco in una scuola, con modalità ancora in fase di accertamento ma ritenute sufficientemente concrete da giustificare la misura cautelare. Gli stessi carabinieri del Ros sottolineano il legame diretto tra le due inchieste, evidenziando come il monitoraggio continuo degli ambienti online abbia consentito di prevenire un possibile atto violento.

Allarme radicalizzazione giovanile

Il caso riaccende l’attenzione sul fenomeno della radicalizzazione tra i più giovani attraverso i social network. Le indagini mostrano come ambienti digitali apparentemente marginali possano trasformarsi in spazi di aggregazione ideologica e, nei casi più gravi, in incubatori di progetti violenti. Le autorità proseguono ora gli approfondimenti per chiarire eventuali complicità e verificare l’estensione della rete di contatti del minorenne.