Non è solo cronaca giudiziaria, è la radiografia di un potere che non si è mai scalfito, nonostante gli anni di carcere del suo vertice. Il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, non usa giri di parole per descrivere l’operazione che all’alba di oggi ha portato all’arresto di 23 esponenti della fazione Zagaria del clan dei Casalesi: "Questa è camorra di serie A".
L'indagine, coordinata dalla DDA di Napoli e condotta dai Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Caserta, ha colpito il cuore pulsante della famiglia del boss Michele Zagaria. In manette i fratelli Carmine e Antonio e il nipote Filippo Capaldo, arrestato in Spagna, dove gestiva gli interessi imprenditoriali del clan.
"Infezione" globale: dal Casertano a Dubai
Secondo Gratteri, la fazione Zagaria ha saputo "infettare e infestare" non solo l'Italia ma anche l'estero. L'inchiesta, partita cinque anni fa e rimasta a lungo "ferma" prima dell'impulso decisivo dato dal nuovo corso della Procura, documenta un controllo totale del territorio. "Bisognava pagare la mazzetta anche per un semplice passaggio di proprietà o l'acquisto di un terreno", spiega Gratteri.
Le cifre documentate sono emblematiche del potere di taglieggiamento: tangenti che oscillavano tra i 15.000 e gli oltre 125.000 euro per singola transazione immobiliare. Una pressione fiscale criminale che soffocava l'economia legale per alimentare una "cassa comune" destinata al riciclaggio internazionale, con proiezioni che arrivano fino ai paradisi finanziari di Dubai.
L'asse criminale con i Bellocco di Rosarno
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall'inchiesta è il consolidamento di un asse strategico con la 'ndrangheta. Il clan dei Casalesi aveva stretto un patto di ferro con la potente famiglia Bellocco di Rosarno per l'approvvigionamento di cocaina. Grazie a questo legame, i Zagaria miravano a imporsi sul mercato degli stupefacenti non solo nel Casertano, ma puntando direttamente alle piazze di spaccio di Caivano, tentando di colmare i vuoti di potere creati dai recenti blitz delle forze dell'ordine.
Le reazioni della politica: "Risposta forte dello Stato"
L'eco del blitz è arrivata immediatamente nei palazzi della politica romana, con dichiarazioni di plauso trasversale per l'operazione che ha portato anche al sequestro di beni per 40 milioni di euro. Sergio Costa (M5S): Il vicepresidente della Camera ha sottolineato l'importanza di colpire il piano patrimoniale: "È lì che le organizzazioni cercano forza e consenso. Lo Stato c'è e deve restare presente".
Chiara Colosimo La presidente della Commissione Antimafia ha parlato di una "brillante operazione contro il nuovo vertice della fazione", evidenziando l'efficacia dell'azione congiunta tra magistratura e ROS.
Pino Bicchielli (FI): Il deputato azzurro ha ribadito come solo un'azione rigorosa possa garantire sicurezza ai cittadini, promuovendo un futuro libero dai condizionamenti mafiosi.
PD (Graziano e Ruotolo): In una nota congiunta, Stefano Graziano e Sandro Ruotolo hanno chiesto al Governo più risorse: "Il contrasto alle mafie deve essere una priorità non solo repressiva ma anche preventiva, investendo in legalità e lavoro per sottrarre consenso ai clan".