Kharg, il cuore energetico dell’Iran. Nel Golfo Persico, a poche decine di chilometri dalla costa iraniana, Kharg Island è diventata uno degli snodi più delicati della guerra in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele. L’isola ospita il principale terminal petrolifero del Paese, attraverso cui transita la quasi totalità delle esportazioni di greggio iraniano. Colpire Kharg significherebbe infliggere un danno diretto alle entrate della Repubblica islamica, ma anche sottrarre ulteriore petrolio a un mercato già sotto pressione, con effetti immediati sui prezzi globali dell’energia.
Il rischio escalation nello Stretto di Hormuz
La centralità dell’isola è legata alla sua posizione strategica vicino allo Stretto di Hormuz, passaggio da cui, prima del conflitto, transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Nonostante gli scontri, Teheran continua a esercitare un certo controllo sull’area, mantenendo flussi energetici soprattutto verso la Cina. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che i raid di metà marzo hanno colpito asset militari sull’isola, evitando però le infrastrutture energetiche. Una scelta che potrebbe cambiare: Washington ha avvertito che eventuali nuove azioni iraniane contro il traffico nello stretto potrebbero portare a colpire anche i terminal petroliferi. Un’eventuale occupazione americana di Kharg esporrebbe inoltre le truppe a distanza ravvicinata ai missili e ai droni iraniani, aumentando il rischio di un conflitto ancora più ampio.
Le altre isole contese e strategiche
Oltre a Kharg, altre isole del Golfo assumono un ruolo chiave. Abu Musa e le isole Greater e Lesser Tunb, controllate da Iran ma rivendicate dagli Emirati Arabi Uniti, rappresentano punti strategici per il controllo dell’accesso allo stretto. Qui Teheran mantiene basi militari e conduce esercitazioni. Più a sud, Qeshm Island, la più grande del Golfo, ospita circa 150mila abitanti ed è sede di infrastrutture critiche, tra cui impianti di desalinizzazione. Secondo fonti iraniane, uno di questi sarebbe stato colpito nei primi giorni del conflitto, aggravando la crisi idrica locale.
Energia e guerra: un equilibrio fragile
Il conflitto sta già producendo effetti sull’economia globale, con il prezzo del petrolio in aumento e timori per la sicurezza delle rotte energetiche. La sorte di Kharg e delle altre isole del Golfo potrebbe determinare non solo l’esito militare dello scontro, ma anche gli equilibri energetici mondiali. In un’area dove ogni infrastruttura è un bersaglio potenziale, la guerra si gioca anche sul controllo delle risorse e delle vie di approvvigionamento, con conseguenze che vanno ben oltre il Medio Oriente.