La crisi energetica globale torna al centro dell’agenda internazionale mentre la guerra in Iran entra nel secondo mese senza segnali di de-escalation. I ministri delle Finanze, dell’Energia e i banchieri centrali dei Paesi del G7 hanno ribadito la disponibilità ad adottare «tutte le misure necessarie» per contenere gli effetti economici del conflitto.

Il rischio di un nuovo shock energetico

Il nodo principale resta l’andamento dei prezzi. Il Brent ha raggiunto i 119 dollari al barile, con una crescita di circa il 50% rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Gli analisti non escludono scenari estremi, con quotazioni fino a 200 dollari. La situazione è aggravata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico globale di petrolio, il cui blocco parziale ha già spinto l’Agenzia internazionale dell’energia a coordinare il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche. Una misura che però non è riuscita a stabilizzare il mercato. Il direttore dell’agenzia, Fatih Birol, ha paragonato l’attuale fase agli shock petroliferi degli anni Settanta, evocando uno scenario di instabilità prolungata.

Le strategie del G7 e il ruolo delle banche centrali

Nonostante l’urgenza, il G7 non ha ancora indicato tempi e volumi di un eventuale nuovo intervento sulle riserve. La decisione è stata rinviata a un vertice ristretto dei ministri dell’Energia. L’Italia, attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha sollecitato una risposta «rapida, coordinata e proporzionata», sottolineando come il caro energia rappresenti una minaccia immediata per famiglie e imprese. Sul fronte monetario, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha richiamato la necessità di un equilibrio tra politiche fiscali e monetarie. Più prudente la posizione del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, che da Harvard ha invitato alla cautela: gli shock energetici tendono a essere temporanei e un rialzo dei tassi rischierebbe di colpire l’economia nel momento sbagliato. Powell ha tuttavia avvertito che il persistere di inflazione elevata potrebbe modificare le aspettative di famiglie e imprese, rendendo più difficile il controllo dei prezzi nel medio periodo.

Gli effetti sull’Italia e sull’economia reale

I primi segnali si vedono già in Italia. I prezzi di benzina e gasolio sono in aumento, mentre l’Arera ha registrato un incremento dell’8,1% per le tariffe energetiche nel secondo trimestre per i clienti vulnerabili. Le ripercussioni si estendono anche al settore industriale e farmaceutico. Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha avvertito che l’aumento dei costi energetici e delle materie prime potrebbe tradursi in rincari dei farmaci, inclusi quelli salvavita e innovativi. Il rischio, sempre più concreto, è quello di una nuova spirale inflattiva che unisca aumento dei prezzi e rallentamento della crescita, replicando uno scenario già vissuto durante la crisi energetica del 2022.

Prospettive e incognite

Il prossimo vertice dei ministri dell’Energia del G7 sarà decisivo per capire se e come intervenire sui mercati. Nel frattempo, resta aperto il dilemma per governi e banche centrali: contenere l’inflazione senza soffocare la crescita. Una sfida complessa, resa ancora più incerta dall’evoluzione del conflitto e dalla tenuta degli equilibri geopolitici globali.