Nuovo capitolo giudiziario sulla vendita dello stadio di San Siro. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati nove persone nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza i reati di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio.

L’indagine e i nomi coinvolti

Il fascicolo è coordinato dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, con le indagini affidate al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. Tra gli indagati figurano gli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, oltre a funzionari, manager e consulenti legati a Inter e Milan. Coinvolta anche Simona Collarini, all’epoca responsabile del procedimento sullo stadio per il Comune, insieme ai consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini. Le perquisizioni e i sequestri di telefoni e dispositivi elettronici sono stati disposti dopo l’analisi di chat e mail già acquisite nella più ampia inchiesta sull’urbanistica milanese, che nei mesi scorsi aveva portato ad arresti poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione.

Il sospetto: favoriti interessi privati

L’attenzione degli inquirenti si concentra sulla vendita dello stadio Meazza a Inter e Milan, operazione che ha fruttato al Comune circa 197 milioni di euro. Secondo l’ipotesi investigativa, ancora tutta da verificare, la procedura potrebbe aver favorito interessi privati a scapito di quelli pubblici. In particolare, si sospetta che la normativa sugli stadi sia stata utilizzata per sostenere un più ampio progetto di rigenerazione urbana dell’area, con possibili vantaggi per società costruttrici coinvolte nell’operazione.

Gli esposti e il contesto politico

L’indagine è partita da diversi esposti presentati in Procura, tra cui quello dell’ex vicesindaco Luigi Corbani e del promoter Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato “Sì Meazza”. Il caso si inserisce in un quadro più ampio di verifiche sulla gestione urbanistica della città, dove alcuni degli indagati risultano già coinvolti in altri filoni investigativi.

Possibili sviluppi

Le prossime settimane saranno decisive per chiarire la portata delle accuse e verificare se vi siano state irregolarità nelle procedure amministrative. Al momento, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale condanna definitiva. Sul piano politico e istituzionale, la vicenda rischia di riaccendere il dibattito sulla gestione delle grandi operazioni urbanistiche e sul rapporto tra pubblico e privato nella trasformazione delle città.