Un presidio sociale e sanitario lungo quasi quarant’anni rischia di sgretolarsi sotto i colpi dell’incertezza amministrativa. Il sistema integrato tra pubblico e terzo settore che garantisce cura, prevenzione e assistenza nel territorio dell'ASL Napoli 1 Centro è oggi a un bivio critico. Per rispondere a quella che viene definita una vera e propria emergenza sociale, il collettivo di operatori e operatrici del Consorzio Gesco ha indetto un’assemblea pubblica per mercoledi 1 aprile alle ore 17.00, presso i Giardinetti di Porta Capuana.
Il nodo della contesa: stop alla gara e proroga "breve"
Al centro della mobilitazione c'è la recente decisione dell’ASL Napoli 1 Centro di interrompere la nuova gara d’appalto, concedendo una proroga tecnica dei servizi solo fino al 31 agosto 2026. Una scadenza ravvicinata che, secondo i sindacati e le associazioni, apre uno scenario di precarietà non solo per i lavoratori, ma soprattutto per le migliaia di utenti presi in carico. "Non si tratta solo di difendere posti di lavoro, ma di salvaguardare una rete pubblica che garantisce la salute collettiva," spiegano i promotori della mobilitazione.
Una rete invisibile ma essenziale
Il sistema attualmente in bilico non riguarda semplici prestazioni sanitarie, ma un modello complesso di prossimità che include Unità di strada e Drop-in per il primo contatto con l'emarginazione, centri diurni e poli per il gioco d'azzardo patologico (GAP), equipe mobili attive nei luoghi del divertimento notturno e supporto ai detenuti con interventi per le misure alternative alla detenzione. Questi servizi, nati per intercettare dipendenze, disagio psichico e nuove forme di vulnerabilità, sono diventati nel tempo pilastri del Dipartimento Dipendenze, garantendo quella "riduzione del danno" che oggi è parte integrante dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Le richieste: rendere strutturali i servizi
L'obiettivo dell'incontro di domani a Porta Capuana è duplice: informare la cittadinanza e fare pressione sulle istituzioni affinché la riduzione del danno venga resa strutturale in Campania. Gli operatori chiedono l'apertura di un tavolo di confronto vero, che superi la logica dell'emergenza e delle proroghe mensili per restituire dignità a professionalità costruite in decenni di esperienza sul campo. L'appello è rivolto a istituzioni, associazioni e singoli cittadini: difendere questa rete significa impedire che le periferie esistenziali di Napoli restino prive di presìdi di ascolto e orientamento, trasformando il diritto alla cura in un privilegio a termine.