Si apre una frattura politica nella maggioranza di centrodestra. I deputati vicini al generale Roberto Vannacci hanno votato contro la fiducia al governo guidato da Giorgia Meloni sul decreto bollette, segnando una presa di distanza netta. I tre parlamentari, Rossano Sasso, Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo, hanno scelto di non sostenere l’esecutivo su un provvedimento considerato centrale, pur avendo in precedenza votato la fiducia su altri temi, come il decreto sulle forniture militari all’Ucraina.
Un segnale politico
La scelta viene definita dagli stessi protagonisti come un “segnale politico”. In Aula, Sasso ha spiegato che il sostegno al governo non è scontato e dipende da scelte più marcate “a destra” e orientate alla tutela degli italiani. Nel mirino finiscono le politiche energetiche e le priorità di spesa. I deputati contestano l’efficacia del decreto bollette, giudicato insufficiente e tardivo rispetto all’aumento dei costi per famiglie e imprese.
Le critiche su energia e Ucraina
Le dichiarazioni sono esplicite: secondo i parlamentari vannacciani, risorse ingenti sarebbero state destinate all’Ucraina mentre gli interventi interni restano limitati. La linea politica invocata punta su misure strutturali: riapertura al gas russo, rilancio del nucleare e revisione delle politiche europee, con critiche anche alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen.
Tensioni nella maggioranza
Il voto contrario non mette in crisi immediata il governo, ma rappresenta un campanello d’allarme. È il segnale di una componente della destra che chiede un cambio di rotta più deciso su energia, economia e politica estera. Resta ora da capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di una pressione più strutturata interna alla maggioranza. Il messaggio politico, però, è già chiaro: il sostegno non è automatico e passa da scelte che, secondo questa area, devono mettere “prima gli italiani”.