L’inchiesta e i numeri contestati. La Procura di Roma ha chiuso le indagini su presunti falsi in bilancio di Autostrade per l’Italia, notificando l’atto a 38 indagati tra ex e attuali vertici, membri dei consigli di amministrazione e collegi sindacali. L’indagine, inizialmente circoscritta a pochi manager vicini alla famiglia Benetton, si è progressivamente allargata fino a coinvolgere l’intera catena decisionale della società tra il 2017 e il 2022. Secondo i magistrati, parte dei pedaggi riscossi sarebbe stata sottratta agli investimenti sulla rete autostradale e destinata invece a dividendi e remunerazioni, alterando il valore reale dell’azienda. Il patrimonio netto del 2022 sarebbe stato gonfiato fino a 2,761 miliardi di euro, a fronte di un valore stimato di circa 2,149 miliardi.
I nomi e le responsabilità
Tra gli indagati figurano il presidente Antonino Turicchi, l’ex amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, il direttore finanziario di Cdp Fabio Massoli e l’economista ed ex senatore Nicola Rossi. Coinvolti anche rappresentanti dei soci internazionali, tra cui Allianz, il Silk Road Fund, Blackstone e Macquarie. La società stessa è indagata per false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza della Consob.
Le conseguenze per Aspi e il sistema
L’impatto dell’inchiesta va oltre il piano giudiziario. Per Autostrade per l’Italia, ora controllata da Cassa Depositi e Prestiti, si apre una fase delicata sul fronte reputazionale e gestionale. Le contestazioni riguardano anche il periodo successivo al cambio di proprietà, avvenuto nel 2022 dopo la cessione da Atlantia. Un elemento che potrebbe avere ripercussioni sulla fiducia degli investitori e sulla governance futura. Sul piano operativo, pesa soprattutto l’accusa di un ammanco di oltre 611 milioni di euro destinati alla manutenzione della rete: un tema particolarmente sensibile dopo il crollo del Ponte Morandi, da cui era partita parte degli esposti che hanno dato origine all’indagine.
Verso il processo
Con la chiusura delle indagini preliminari, il procedimento entra nella fase decisiva. Gli indagati potranno presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati, mentre la Procura valuterà la richiesta di rinvio a giudizio. Il caso rischia di diventare uno dei più rilevanti sul rapporto tra gestione delle infrastrutture, controllo pubblico e responsabilità societaria in Italia. Le eventuali decisioni del giudice potrebbero avere effetti non solo sui singoli imputati, ma sull’intero sistema delle concessioni autostradali.