È di diciannove morti il bilancio dell’ennesima tragedia nel Mediterraneo. Nella notte di mercoledì la Guardia Costiera italiana è intervenuta a circa 85 miglia da Lampedusa, in area Sar libica, trovandosi davanti a un’imbarcazione carica di migranti già segnata dalla morte. Sul barcone sono stati rinvenuti numerosi corpi senza vita. I soccorritori hanno trasbordato i superstiti insieme ai cadaveri, avviando la navigazione verso l’isola. Durante il viaggio, però, la situazione è ulteriormente precipitata: altri migranti, tra cui diverse donne, sono deceduti prima dell’arrivo.
Il freddo letale e i sopravvissuti
Secondo le prime ricostruzioni, tutte le vittime sarebbero morte per ipotermia. Il gruppo, partito dalla Libia nei giorni precedenti, avrebbe affrontato la traversata in condizioni meteo inizialmente favorevoli, poi aggravatesi con il passare delle ore. Al molo Favarolo, raggiunto poco dopo le 13, sono sbarcati cinque sopravvissuti, tra cui un bambino. Le loro condizioni sono apparse subito gravissime: sono stati trasferiti al poliambulatorio di Lampedusa e potrebbero essere trasferiti in altre strutture tramite elisoccorso.
Gestione dell’emergenza e nuovi allarmi
Le salme verranno trasferite nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, mentre le autorità sanitarie e le forze dell’ordine sono impegnate nella gestione dell’emergenza sull’isola. Nelle stesse ore, un altro naufragio si è verificato al largo di Bodrum, in Turchia, dove almeno diciotto migranti hanno perso la vita. Un segnale, ancora una volta, della pressione costante sulle rotte del Mediterraneo e dell’Egeo.