Benevento

Allo stato sono ignoti, ma non è detto che lo restino a lungo i “soggetti in concorso” con i quali avrebbe operato Gennaro Santamaria, il dirigente del Comune che dal 30 marzo è in carcere per una ipotesi di concussione ai danni di un geometra, amministratore di una società di progettazione, dal quale avrebbe preteso la somma di 70mila euro per sbloccare alcune pratiche edilizie.

Si tratta di una inchiesta del pm Maria Colucci che da giorni sta mandando in fibrillazione numerosi ambienti, e che sembra inevitabilmente destinata ad allargarsi. Mentre gli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo lavorano alla preparazione del ricorso al Riesame contro l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Amoruso dopo l'udienza di convalida, gli inquirenti ritengono di aver ricostruito il modus operandi di Santamaria, che avrebbe creato un sistema di interferenze con l'iter amministrativo previsto per le richieste avanzate dal professionista. Punto di partenza il rapporto di fiducia instaurato con lo stesso, mettendosi a disposizione per capire cosa fosse successo. Poi, facendo leva sulla sua influenza, gli avrebbe chiesto un compenso che avrebbe significato la risoluzione dell'empasse, facendogl intendere anche la possibilità di fare ulteriori cose insieme.

Oltre a quello del 30 marzo nel bar di un impianto di carburante in via Napoli, sfociato nell'arresto in flagranza eseguito dai carabinieri, due gli incontri tra Santamaria e il geometra, tra il 29 gennaio ed il 1 febbraio. Particolarmente importante il primo, che avviene nel bar di una libreria: il tecnico, che sa che il dirigente di Palazzo Mosti gli chiederà di lasciare il telefonino, si presenta munito di due cellulari e registra l'intera conversazione, nel corso della quale gli sarebbe stato spiegata l'entità della somma da versare secondo una tempistiche che avrebbe però potuto scegliere lui. L'impostazione accusatoria ritiene che Santamaria, grazie alla funzione che ricopriva, avrebbe dato un aut aut alla parte offesa, assistita dall'avvocato Roberto Prozzo: o accettava di pagare o la sua attività avrebbe subito delle conseguenze, perchè zero porta zero.