La difesa aveva chiesto che il Tribunale si dichiarasse incompetente e, dopo aver ripristinato l’originaria imputazione di truffa, rispedisse gli atti alla valutazione del giudice monocratico. Ma il collegio presieduto da Fallarino (a latere Rotili e Telaro) ha detto no. Sarà dunque per peculato il processo a carico delle tre persone rinviate a giudizio in un 'troncone bis' di quello principale dell'inchiesta sull'Azienda sanitaria: i mandati di pagamento.
Si tratta di Felice Pisapia, ex direttore amministrativo, della moglie, Olga Landi, e di Arnaldo Falato, ex dirigente dell’Unità operativa budgeting dell'Asl, rispettivamente difesi dagli avvocati Claudio Botti, Marco Naddeo e Mario Verrusio. Nel mirino dei pm Nicoletta Giammarino e Flavia Felaco e dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sono finite nove fatture, per complessivi 200mila euro, ritenute false.
Gli inquirenti sono convinti che tra il 2007 ed il 2008 le abbia formate Pisapia. Sarebbero state intestate a società esistenti e non, per forniture di software ed altro. La coniuge sarebbe stata la destinataria delle somme, mentre Falato avrebbe firmato le disposizioni di pagamento.
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