Una città che ha ritrovato la sua "credibilità istituzionale" e che ora punta a uscire dal tunnel del pre-dissesto con tre anni di anticipo sulla tabella di marcia. È questo il cuore del bilancio presentato a Palazzo San Giacomo dal sindaco Gaetano Manfredi e dall’assessore al Bilancio Pierpaolo Baretta, a quattro anni dalla firma del "Patto per Napoli" siglato nel marzo 2022 con l'allora premier Mario Draghi.
I numeri raccontano una metamorfosi contabile: il disavanzo è stato ridotto di oltre 800 milioni di euro. Il debito, che a fine 2021 sfiorava i 2,2 miliardi, è sceso a 1,58 miliardi nel 2024, con la proiezione di scendere sotto la soglia di 1,4 miliardi già nel consuntivo 2025.
La riscossione e la macchina amministrativa
Il successo dell'operazione poggia su due pilastri: l'efficienza fiscale e il ricambio generazionale. Attraverso la partnership con la società Napoli Obiettivo Valore, il Comune ha lavorato 1,8 milioni di pratiche, recuperando 270 milioni di euro di tasse non pagate in soli 25 mesi. Nota di merito per il recupero dell'evasione Tari e Imu, che hanno garantito ossigeno alle casse comunali senza gravare eccessivamente sui cittadini (l'Irpef è aumentata solo dello 0,2%, mentre la Tari è rimasta invariata).
Sul fronte operativo, la città ha finalmente ripreso a respirare:
Assunzioni: 2.200 nuovi dipendenti inseriti in organico, sbloccando un turnover fermo da anni.
Pagamenti: I tempi di attesa per i fornitori sono crollati dai 314 giorni del 2020 ai 22 giorni previsti per il 2025, rendendo Napoli un ente pagatore "modello" su scala europea.
Verso il 2029: la sfida della stabilità
"Senza il Patto saremmo andati in dissesto", ha ammesso Manfredi, sottolineando come il "modello Napoli" sia diventato un benchmark per molti altri capoluoghi italiani. L'obiettivo ora è ambizioso: chiudere la stagione del pre-dissesto nel 2029, anticipando la scadenza del 2032 fissata con la Corte dei Conti.
Tuttavia, dal 2026 inizierà una fase delicata. Il contributo straordinario dello Stato scenderà da 128 a 47 milioni annui. "Entriamo nella fase della stabilità", ha spiegato l'assessore Baretta. La strategia per compensare il calo dei trasferimenti nazionali passerà per l’efficientamento della gestione ordinaria e la valorizzazione dell'immenso patrimonio immobiliare della città.
Il "Modello Manfredi" tra pragmatismo e futuro
Il bilancio presentato oggi non è solo un esercizio di ragioneria, ma un preciso manifesto politico.
Il superamento del populismo amministrativo Manfredi segna una discontinuità netta con il decennio precedente. Se la narrazione del passato era spesso basata sul conflitto frontale con il Governo centrale e sull'identità "ribelle", l'attuale amministrazione rivendica con orgoglio la propria affidabilità istituzionale. Il "Patto per Napoli" è la prova che il dialogo tecnico-politico con Roma (iniziato con Draghi e proseguito, pur tra mille cautele, con l'attuale esecutivo) produce risultati tangibili.
La costruzione del consenso attraverso i servizi L'annuncio delle 2.200 assunzioni e del crollo dei tempi di pagamento ai fornitori è un messaggio diretto al ceto produttivo e ai giovani della città. Manfredi sa che la "grande Napoli" turistica e culturale non può reggersi senza una macchina burocratica funzionante. Sanare i conti serve a trasformare il Comune da "problema" a "motore" dell'economia locale.
La sfida dell'autonomia finanziaria (e politica) L'assessore Baretta è stato chiaro: "Napoli non chiede più assistenza". Questa è una posizione di forza politica. In un momento in cui il dibattito sull'Autonomia Differenziata spaventa il Sud, Napoli risponde dimostrando di saper gestire le proprie risorse e di saper combattere l'evasione fiscale internamente. È una risposta "di sistema" che mira a togliere argomenti a chi dipinge il Mezzogiorno come una zavorra.
Orizzonte 2029: Manfredi "Blindato"? L'obiettivo di uscire dal pre-dissesto nel 2029 coincide temporalmente con la fine di un eventuale secondo mandato (o la metà dello stesso). Manfredi sta preparando il terreno per una narrazione di lungo periodo: quella del sindaco che punta a riconsegnare la città di Napoli alla "normalità" europea. Se i numeri confermeranno questo trend, la sua leadership diventerà difficilmente scalabile sia all'interno del centrosinistra che dalle opposizioni.