Maxi inchiesta della Guardia di Finanza: tra i tredici indagati raggiunti dalle misure cautelari figurano anche tre commercialisti e figli di avvocati. I commercialisti F.L, M.L. e L.H. fornivano assistenza e consulenza agli aindagati. Indicavano le modalità operative con cui porre in essere le fatture per le operazioni inesistenti e la relativa contabilizzazione. In particolar modo - stando alle accuse, al momento formulate in via provvisoria - davano indicazioni circa il trasferimento delle somme di denaro, formalmente destinate a al pagamento degli importi riportati in fattura. Suggerivano anche come registrare le fatture e ottenere i benefici previsti dal Decreto Sostegno, Sostegno Bis, Rilancio e misure similari. Il tutto per eludere i controlli.
L'individuazione dei finanziatori
A S.P, R.B. e C.C. era stato affidato il compito di individuare le persone in grado di poter impiegare il denaro nel meccanismo delle false fatturazioni. I tre si adoperavano - ad avviso degli inquirenti - a mettere in contatto i soggetti con i gestori di fatto delle società in particolare con N.V., C.P. e V.L. Mentre a G.F. era stato affidato il compito di individuare le teste di legno, prevalentemente stranieri, a cui intestare le società nelle quali impiegare il meccanismo delle false fatturazioni. Ed ancora a C.L., dipendente di un noto notaio avellinese ( non coinvolto nell'inchiesta), era stato affidato il compito di prestare assistenza per la costituzione e la cessazione delle imprese, nonchè le variazioni delle compagini societarie impiegate nel sistema fraudolento della falsa fatturazione.
Il coinvolgimento del pluripregiudicato di Altavilla Irpina
Il legame, degli indagati nell'inchiesta sulle fatture false, con il noto narcotrafficante A.M. e noto pluripregiudcato, è stato comprovato con del materiale fotografico in mano agli inquirenti. Foto sequestrate durante le perquisizioni. A.M. - ad avviso degli inquirenti - avrebbe investito i soldi in queste aziende fantasma create ad arte per emettere le fatture false. Tesi comprovata con una mole enorme di intercettazioni captate dagli inquirenti durante la fase delle indagini. A rassicurare A.M. che non avrebbe perso i suoi soldi investiti ci avrebbe pensato V.N. anche se ammette - durante le conversazioni con C.C. - che non era facile incontrarlo in quanto era sottoposto agli arresti domiciliari.