Operazione ad alto rischio tra cielo e terra. Una missione complessa, durata più di due giorni, ha portato al salvataggio di un pilota dell’Aeronautica statunitense abbattuto in territorio iraniano. L’annuncio è arrivato dal presidente Donald Trump, che ha confermato che l’aviatore è ferito ma fuori pericolo. Il caccia coinvolto, un F-15E Strike Eagle, era stato abbattuto in una zona particolarmente sensibile dell’Iran. Da quel momento è scattata una corsa contro il tempo per evitare che il pilota venisse catturato. Secondo fonti del Pentagono, sono stati mobilitati centinaia di uomini delle forze speciali, supportati da decine di velivoli, droni e sistemi satellitari. Il pilota, armato solo di pistola e dotato di radiofaro, si è nascosto mentre unità iraniane setacciavano l’area.

Scontri a fuoco e mezzi distrutti

Le fasi finali del recupero sono state segnate da combattimenti. Aerei d’attacco statunitensi hanno colpito convogli iraniani per tenere lontane le forze nemiche, mentre sul terreno si sono verificati scontri a fuoco. Durante l’operazione, due velivoli da trasporto sono rimasti bloccati. A quel punto, il comando ha preso una decisione drastica: farli distruggere per evitare che finissero nelle mani delle autorità iraniane. Sono stati quindi inviati altri tre aerei per completare l’evacuazione. Già nelle ore precedenti, un elicottero americano era stato colpito dal fuoco da terra, riuscendo comunque a rientrare nelle basi in Iraq.

Il salvataggio e le tensioni con Teheran

Il pilota è stato infine evacuato fuori dall’Iran e trasferito in Kuwait per ricevere le prime cure. L’operazione viene descritta da fonti militari come una delle più complesse mai condotte in scenari ostili. Mentre Washington celebra il successo, i Pasdaran contestano la versione americana, sostenendo di aver abbattuto diversi mezzi statunitensi e negando il recupero del pilota. Secondo il New York Times, non è escluso che l’aviatore abbia ricevuto aiuto da civili locali, in un’area dove l’opposizione al regime è più diffusa. Un ruolo possibile potrebbe essere stato svolto anche dalla CIA, attraverso operazioni di supporto non convenzionale.

Una crisi che resta aperta

L’episodio rischia di aumentare ulteriormente la tensione tra Stati Uniti e Iran, già ai massimi livelli. La complessità dell’operazione e la sua riuscita dimostrano la capacità operativa americana, ma evidenziano anche quanto il conflitto resti volatile e imprevedibile.