La proposta dei cinque Paesi europei. Una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere per alleggerire il peso della crisi energetica su cittadini e imprese. È questa la richiesta avanzata da Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo, che hanno scritto alla Commissione europea chiedendo un intervento rapido. Nel mirino ci sono gli utili straordinari accumulati dalle società energetiche a seguito dell’impennata dei prezzi di petrolio e gas, alimentata dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo i cinque governi, queste risorse potrebbero essere utilizzate per contenere l’inflazione e sostenere famiglie e imprese senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici.
Bruxelles prende tempo
La risposta della Commissione, per ora, è prudente. Un portavoce ha confermato la ricezione della proposta, sottolineando però che sono in corso valutazioni e che non esiste ancora una posizione ufficiale. L’esecutivo europeo guarda piuttosto a misure immediate per contenere i prezzi dell’energia, invitando gli Stati membri a intervenire direttamente. Una linea che richiama l’esperienza del 2022, quando l’Unione introdusse un contributo temporaneo di solidarietà sulle aziende energetiche. Il dossier è stato indirizzato al commissario al Clima, Wopke Hoekstra, mentre il commissario all’Energia, Dan Jorgensen, ha avvertito che la crisi potrebbe essere lunga e che non si escludono scenari di razionamento.
Prezzi in aumento e tensioni economiche
Dall’inizio del conflitto, il Brent è passato da circa 72 a oltre 100 dollari al barile, mentre il gas ha registrato un forte incremento su base annua. Gli effetti si riflettono direttamente sui consumatori: in Italia la benzina si avvicina a 1,80 euro al litro e il diesel supera i 2 euro. Proprio il caro carburanti ha spinto i cinque Paesi a chiedere un intervento europeo coordinato, anche per evitare distorsioni tra mercati nazionali. Non mancano però le resistenze. Le associazioni del settore petrolifero, come Unem, mettono in dubbio l’esistenza di extraprofitti nel 2025 e invitano alla cautela per non compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti.
Il nodo politico ed economico
La proposta riapre il dibattito sulla gestione delle crisi energetiche in Europa e sulla distribuzione dei costi. I cinque governi chiedono un segnale politico forte, capace di dimostrare unità e capacità di intervento. Ma Bruxelles resta divisa tra l’urgenza di agire e il timore che una nuova tassa non produca effetti immediati sui bilanci degli Stati. Il confronto è destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con bollette e carburanti sempre più cari.