Il giorno 29 ho redatto un pezzo, che sarebbe poi uscito l'indomani (lunedì 30, ndr), nel quale prendevo convintamente le difese di Romelu Lukaku e attaccavo - come al solito, dirà qualcuno - Antonio Conte e la SSC Napoli, anche se più la seconda che il primo, ritenendo che in questa specifica vicenda - ma non la sola - la società nella sua interezza si sia dimostrata grossolana, arrogante e incompetente.
La mattina di martedì 31 viene pubblicata dall'erculeo attaccante belga, ormai da tempo azzoppato, una storia di Instagram che suonava come una onesta dichiarazione di pace: "Questa stagione è stata molto impegnativa per me, tra l’infortunio e la perdita personale. So che negli ultimi giorni c’è stato molto rumore sulla mia situazione ed è importante chiarire tutto. La verità è che nelle ultime settimane non mi sentivo bene fisicamente, l’ho fatto controllare mentre ero in Belgio e si è scoperto che c’era un’infiammazione e del liquido nel muscolo dell’ileopsoas, vicino al tessuto cicatriziale - è il secondo problema che ho avuto da quando sono tornato a inizio novembre. Ho scelto di fare la riabilitazione in Belgio per poter essere pronto quando verrò chiamato in causa. Penso che la maggior parte di voi abbia visto l’intervista che ho fatto a Verona: non potrei mai voltare le spalle al Napoli, mai. Non c’è niente che vorrei di più che giocare e far vincere la mia squadra … ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché ultimamente non lo ero e questo ha pesato anche mentalmente. È stato tanto quest’anno… ma alla fine ce la farò e aiuterò il Napoli e la nazionale a raggiungere i rispettivi obiettivi quando verrò chiamato. È tutto quello che voglio".
Il Napoli ha risposto con un comunicato, però, tutt'altro che accomodante: "SSC Napoli comunica che il calciatore Romelu Lukaku non ha risposto alla convocazione di oggi in vista della ripresa degli allenamenti. La Società si riserva di valutare l’adozione degli opportuni provvedimenti disciplinari, così come la prosecuzione dell’attività del calciatore nel gruppo squadra a tempo indeterminato". Al di là dell'uso non proprio virtuoso della lingua italiana - sarebbe stato di gran lunga più opportuno parlare di permanenza piuttosto che di "prosecuzione dell'attività" - resta la sproporzione tra una "gestione" del calciatore che definire inappropriata è dir poco e l'accorata e legittima difesa che egli fa della sua salute fisica e mentale. Sempre e per sempre dalla sua parte!