La contraddizione politica. C’è una tensione evidente nella linea di Elly Schlein. La leader del Pd, eletta proprio grazie alle primarie aperte nei gazebo, oggi invita a rinviare ogni discussione su quello stesso strumento. «Non è questo il momento», ripetono i vertici dem, sottolineando la necessità di evitare «dibattiti politicisti». Una scelta che però espone la segretaria a critiche interne: chi ha costruito la propria legittimazione sulle primarie sembra ora volerle mettere in secondo piano. Il messaggio ufficiale è chiaro: prima il programma, poi la leadership. Ma il nodo resta politico, prima ancora che organizzativo.
Il tour e la strategia del rinvio
La segretaria lancerà un nuovo tour in Italia per rilanciare l’azione del partito, puntando sui contenuti e sull’onda dei 15 milioni di No al referendum. L’obiettivo è evitare l’immagine di un centrosinistra concentrato su se stesso, mentre il Paese affronta crisi economiche e sociali. Tuttavia, dietro questa scelta emerge anche una valutazione strategica: le elezioni politiche non sarebbero imminenti e ci sarebbe quindi tempo per affrontare il tema delle primarie più avanti.
Gli equilibri nel centrosinistra
Il rinvio delle primarie si intreccia con i delicati rapporti tra gli alleati. Schlein apre a un confronto con Alleanza Verdi e Sinistra, guidata da Angelo Bonelli, ma il dialogo con Giuseppe Conte resta più cauto. Sul tavolo c’è anche lo scenario di eventuali primarie di coalizione, con il rischio di un ballottaggio proprio tra Schlein e Conte. Un’ipotesi che alimenta diffidenze e tatticismi. Nel frattempo, all’interno del Pd non mancano tensioni, anche sulle scelte europee e sugli equilibri tra le diverse correnti.
Una scelta che pesa sul futuro
Rinviare le primarie può essere una mossa tattica, ma espone il Pd a un rischio: quello di apparire incerto proprio sul meccanismo che ne ha legittimato la leadership. La contraddizione resta sullo sfondo: le primarie sono state decisive per l’ascesa di Schlein, ma oggi diventano un tema da gestire con cautela. Il centrosinistra guadagna tempo, ma non scioglie il nodo. E prima o poi dovrà farlo.