Pascoli negati, castagneti paralizzati, aziende agricole lasciate sole. È questa la fotografia, sempre più drammatica, delle aree interne della Campania dopo l’approvazione della Dgr n. 617 del 14 novembre 2024.
Quella che avrebbe dovuto essere una regolamentazione dei Piani di gestione dei siti Natura 2000 si è trasformata, nei fatti, in un divieto generalizzato: niente fide pascolo per gli allevatori, stop alla conversione dei cedui castanili in castagneti da frutto. Un colpo durissimo a due pilastri dell’economia agricola regionale.
“La Regione non sta regolando: sta vietando”, attacca con decisione Cia Agricoltori Italiani Campania. “E lo sta facendo nel momento peggiore possibile, mentre le aziende affrontano costi alle stelle, mercati instabili e nuove emergenze fitosanitarie”.
Le conseguenze sono immediate e pesantissime. Senza fide pascolo, gli allevatori rischiano di restare fuori dai contributi della Pac: il termine del 15 maggio 2026 è alle porte e migliaia di aziende potrebbero perdere un sostegno fondamentale al reddito. Non solo: senza superfici adeguate, sarà inevitabile ridurre i capi allevati. Sul fronte castanicolo, la situazione non è meno grave. Il blocco degli interventi di conversione impedisce il rilancio produttivo proprio mentre il cinipide galligeno torna a colpire, mettendo a rischio intere produzioni.
Un paradosso che rischia di cancellare uno dei comparti simbolo della Campania. Eppure, denuncia Cia Campania, tutto questo avviene nel silenzio delle istituzioni. “Siamo di fronte a una totale assenza dell’Assessore regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro”, evidenzia la confederazione agricola. “Non solo manca qualsiasi iniziativa su un tema così delicato, ma non è stato nemmeno avviato un confronto con le organizzazioni agricole che rappresentano migliaia di imprese. Nessun tavolo, nessuna risposta, nessuna assunzione di responsabilità”.
Una chiusura incomprensibile, soprattutto considerando che allevamento estensivo e gestione dei castagneti rappresentano un presidio essenziale contro dissesto idrogeologico e incendi.
Bloccarli significa indebolire non solo l’economia, ma anche la sicurezza del territorio. A rafforzare la posizione dell’organizzazione interviene il Commissario regionale di Cia Campania, Stefano Di Marzo: “Qui non siamo di fronte a un errore tecnico, ma a una scelta politica sbagliata che scarica tutto il peso sulle spalle degli agricoltori. Si stanno cancellando pratiche storiche come il pascolo e si impedisce il rilancio della castanicoltura senza offrire alcuna alternativa. È inaccettabile che, a fronte delle nostre ripetute richieste, l’assessorato continui a sottrarsi al confronto. Le aziende non possono più aspettare: senza correttivi immediati, il danno sarà irreversibile e qualcuno dovrà assumersene la responsabilità”. Così si condannano le aree interne allo spopolamento e all’abbandono”, incalza il commissario della CIA Campania.
Intanto, oltre al danno economico immediato, si profilano ulteriori rischi: fondi europei che resteranno inutilizzati, investimenti bloccati, filiere compromesse. Un cortocircuito amministrativo che le aziende non possono permettersi.
Per questo Cia Agricoltori Italiani Campania alza il livello dello scontro: “Il tempo delle attese è finito. Se non arriveranno risposte immediate, porteremo in piazza allevatori e castanicoltori e manifesteremo davanti a Palazzo Santa Lucia”. La richiesta è chiara: rivedere subito la delibera, riaprire il confronto e restituire dignità e prospettive a un comparto vitale per la Campania.