Denaro dai paradisi fiscali fino ai conti dello Ior e poi riciclati.
Si sdoppia l'inchiesta che riguarda da un lato monsignor Nunzio Scarano, a processo insieme ad altri 47 imputati, e dall'altro una trentina di facoltosi salernitani che hanno trasferito i loro soldi su società off-shore all’estero per evadere il fisco e poi fatti rientrare «illecitamente» da canali elvetici e la Banca Vaticana.
Su parere favorevole di un Tribunale Civile di Zurigo, nelle mani della magistratura inquirente ci sono documenti «di rilievo» che saranno depositati presso la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Salerno il prossimo 3 dicembre che inchioderebbero Scarano. Per altri la procura ipotizza lo stesso reato ma le rispettive posizioni sono al vaglio della Finanza.
Negli atti per l’ex capocontabile dell’Apsa ci sarebbe la conferma su quanto gli inquirenti già sapevano (l’esistenza di un conto d’appoggio da cui i “benefattori” del prelato facevano transitare i soldi diretti allo Ior), dall’altro le reticenze sui conti delle quattro società off shore che la Procura attribuisce agli imprenditori armatori D’Amico che alimentano la pista investigativa di una maxi evasione fiscale.
Il pubblico ministero Elena Guarino ora crede di avere le «carte in mano» per dimostrare l’illecita esportazione di capitali su cui si regge l’impalcatura del processo per riciclaggio a carico del sacerdote di via Romualdo Guarna e 47 coimputati (il costruttore Pappalardo è stato condannato la settimana scorsa a un anno e dieci mesi con pena sospesa).
Redazione Sa