"Non è facile raccontare le emozioni che sto vivendo. È volata via un po' di sofferenza, dedico il gol a mia moglie e a mio figlio. Sono stati 168 giorni in cui sono stato fuori e non è stato facile. Il gol mi ripaga di tutti i sacrifici. È stato un lungo periodo, duro. Quando torni a casa la vivi con sofferenza e frustrazione, ma ho sempre lavorato al massimo, anche quando ero invisibile". Antony Iannarilli è stato molto chiaro nel sottolineare tutto il peso della lunga attesa del ritorno in campo, salutato dopo Avellino-Spezia del 25 ottobre scorso. L'estremo difensore biancoverde è rientrato tra i pali biancoverdi dopo 168 giorni, sottolineati in conferenza stampa, e si ritrova protagonista con il secondo gol in carriera: aveva già segnato in Gubbio-Grosseto nell'Epifania 2015 quando Iannarilli era il portiere degli umbri (anche in quel caso fu gol dell'1-1). Incredibilmente l'11 aprile 1998 l'Avellino subì un gol da un portiere, da Francesco Bifera, nella sfida con la Juve Stabia (2-2). A distanza di 28 anni esatti i lupi centrano il pari con la firma di un estremo difensore.
"Ringrazio Ballardini, mi ha coinvolto sin dal primo giorno"
"I tifosi? In città ho sempre percepito il loro affetto. Non era cambiato nulla dall'anno scorso. Passare, però, tante settimane in panchina non è stato facile. - ha aggiunto Iannarilli - Devo ringraziare mister Ballardini perché sin dal suo arrivo mi sono sentito coinvolto. Non faccio polemiche, ma la meritocrazia paga. Confermo che avrei giocato anche senza l'infortunio di Daffara. Il gol subito? Difendiamo a zona, dobbiamo attaccare la palla, purtroppo è andata male e abbiamo subito nell'unica soluzione vera da parte loro. A gennaio potevo andare via? Non era contento, ma allo stesso tempo nessuno mi aveva detto di andare via. Mi sono sempre allenato al massimo. Con Giovanni (Daffara, ndr) c'è un bel rapporto e non ho mai chiesto la natura delle scelte”.