È una frase destinata a far discutere e ad alimentare tensioni quella pronunciata da Itamar Ben-Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, durante la sua visita alla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. “Oggi qui ci si sente padroni”, ha dichiarato il leader dell’estrema destra, mentre si trovava sul sito sacro accompagnato dal rabbino Elisha Wolfson. Secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, Ben-Gvir è stato ripreso mentre pregava, gesto che rappresenta una violazione dello status quo vigente nel complesso religioso, noto agli ebrei come Monte del Tempio e ai musulmani come Haram al-Sharif.

Lo status quo sotto pressione

La normativa attuale consente ai fedeli ebrei di accedere all’area, ma vieta loro di pregare, prerogativa riservata ai musulmani. Un equilibrio delicato, mantenuto per decenni per evitare escalation religiose, ma sempre più contestato da gruppi ultraortodossi. Ben-Gvir, esponente di punta della destra radicale israeliana, da tempo sostiene la necessità di modificare queste regole. Le sue dichiarazioni confermano una linea politica che mira a rafforzare la sovranità israeliana sul sito, uno dei più contesi al mondo. Nel suo intervento, il ministro ha anche evocato il passato: “Quando venivo qui da ragazzo, ci circondavano gridando ‘Allah Akbar’. Se un ebreo mormorava qualcosa, veniva arrestato. Oggi è cambiato tutto”.

Un “cambiamento storico” rivendicato

Accanto a lui, il rabbino Elisha Wolfson ha definito l’attuale fase come un “cambiamento storico”, sostenendo che quanto sta accadendo rappresenta una svolta non solo per chi visita il Monte del Tempio, ma per l’intero popolo ebraico, che – ha detto – “ha atteso 2000 anni”. Le parole del ministro arrivano in un contesto già segnato da forti tensioni tra israeliani e palestinesi, e rischiano di avere ripercussioni anche sul piano internazionale.

Le possibili conseguenze politiche

Ben-Gvir ha infine dichiarato che “c’è ancora molto da fare”, aggiungendo di continuare a sollecitare il primo ministro Benjamin Netanyahu ad adottare misure ancora più incisive. “Dobbiamo puntare sempre più in alto”, ha affermato. Le sue posizioni potrebbero complicare ulteriormente gli equilibri diplomatici nella regione e mettere sotto pressione il governo israeliano, già osservato con attenzione dalla comunità internazionale per la gestione dei luoghi santi di Gerusalemme.