Una lite per futili motivi, una spedizione punitiva e, infine, un proiettile "sbagliato" che ferma il cuore di un innocente. Le indagini sull’omicidio di Fabio Ascione, il ventenne incensurato ucciso all’alba di martedì a Ponticelli, hanno imboccato una pista precisa: quella di una tragedia evitabile nata in seno alla criminalità orbitale del rione. Mentre i Carabinieri di Poggioreale tentano di ricostruire il puzzle, si scontrano con la realtà cruda del Parco di Topolino: bossoli spariti, tracce cancellate con la candeggina e un muro di omertà eretto per proteggere un giovanissimo rampollo del clan.
La scia di piombo: dalla lite a Volla al raid nel rione
Tutto ha inizio nella tarda serata di Pasquetta. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un gruppo di giovani di Ponticelli si sposta verso la vicina Volla. Qui scoppia un alterco violento con una "batteria" di ragazzi del posto, alcuni dei quali legati a contesti di microcriminalità. La tensione sale rapidamente: spunta una pistola e vengono esplosi diversi colpi. Il gruppo di Ponticelli rientra alla base, ma la risposta non si fa attendere. Poco dopo, un’auto scura raggiunge il Parco di Topolino e apre il fuoco nei pressi del bar di via Miranda. Anche in questo secondo raid, il piombo va a vuoto. Ma è qui che l'assurdo incrocia il destino di Fabio Ascione
L’omicidio accidentale e il "lavoro" dei ripulitori
Fabio sta tornando dal lavoro in una sala bingo di Cercola. Ha appena rassicurato la madre al telefono: "Passo al bar per un cornetto e salgo". Si ferma tra la folla che commenta l'ultimo raid, chiede informazioni, è curioso come qualunque ragazzo della sua età. In quel momento, il sospettato - un giovane tra i 18 e i 20 anni, imparentato con un esponente di spicco del clan De Micco (i cosiddetti "Bodo") - avrebbe impugnato nuovamente l’arma, forse per reagire o per mostrare i muscoli.
Dall'arma parte un unico colpo, accidentale ma letale, che centra Fabio al petto. Il ragazzo muore sotto gli occhi di molte persone. Da quel momento, scatta la macchina del silenzio: la scena del crimine viene ripulita dai bossoli e, secondo alcune indiscrezioni, lavata con la candeggina per cancellare ogni traccia biologica o balistica.
L'ombra dei De Micco e il funerale vietato
Il presunto responsabile della morte di Fabio sarebbe dunque un emergente dei "Bodo". Questo legame di sangue ha spinto il clan a fare "trincea". Nessuno parla, nessuno ha visto chi ha trasportato il ragazzo moribondo all'ospedale Villa Betania.
Il lato oscuro di Ponticelli non si limita al silenzio: sui social sono già apparse minacce dirette ai giovani di Volla, accusati di aver innescato la miccia della tragedia. In questo clima di estrema tensione, la Questura di Napoli ha adottato la linea della fermezza: niente funerali pubblici per Fabio Ascione. Una decisione presa per "motivi di sicurezza", nel timore che l'ultimo addio possa trasformarsi in un nuovo teatro di scontro tra clan rivali o in una manifestazione di potere criminale.
Un innocente senza giustizia
Resta il dolore straziante di una famiglia che ha perso un figlio lavoratore, estraneo a qualunque dinamica malavitosa. L'autopsia eseguita venerdì ha confermato la traiettoria del proiettile, compatibile con un colpo esploso a breve distanza. Ma finché il "Parco di Topolino" non deciderà di rompere il patto di sangue con i De Micco, la verità giudiziaria per Fabio Ascione resterà ostaggio dell'omertà.