Napoli

 C’è un’arte antica, quasi quanto il gioco del calcio, che consiste nel cucinare un banchetto nuziale partendo da un semplice "buongiorno". Questa settimana, il circo mediatico ha superato sé stesso, apparecchiando una tavola reale per il ritorno di Antonio Conte in Nazionale, con tanto di fiori, argenteria e formazione già stampata sul menù. Peccato che lo sposo, da Castel Volturno, abbia fatto sapere di non aver mai comprato l’abito e, anzi, di avere ancora un anno di contratto con il Napoli.

Il "Vangelo" secondo Antonio

"Io non ho dato alcuna disponibilità". Basterebbe questo a chiudere la pratica, ma con Conte la parola non è mai solo un suono, è una postura. Quel "interpretate bene le mie parole; se poi devono essere strumentalizzate, non ne parlo più" è il classico avvertimento ai naviganti. È la dialettica del "Capo": io sono il migliore, è normale che pensiate a me, ma non osate mettere il mio nome dove non l'ho messo io.

È la solita danza del personaggio, che piaccia o meno. Un mix di autostima ipertrofica e sano pragmatismo. Conte ricorda a tutti che l'anno scorso lo vedevano già a Torino, sponda Juve, e poi è finita com’è finita. Insomma, nessun ammiccamento, solo la constatazione di chi sa di essere l'oggetto del desiderio, ma preferisce restare seduto sul divano di casa propria (o meglio, sulla panchina di De Laurentiis).

Lo "Sgarrupo" e il tempismo del Salvatore

Inoltre resta un mistero quale sarebbe il senso, per un uomo che vive di vittorie e pianificazione, sedersi sulla panchina azzurra in pieno "sgarrupo" (per dirla alla napoletana)? Prendersi in carico una Nazionale in macerie proprio prima delle qualificazioni europee è un esercizio di masochismo che mal si sposa con il "metodo Conte".

Diverso, molto diverso, sarebbe il discorso tra due anni, in vista dei Mondiali. Lì sì che il ruolo di "Salvatore della Patria" diventerebbe appetibile, con le luci della ribalta globale e una squadra magari già sgrezzata. Ma oggi? Oggi è solo rumore di fondo.

Chiacchiere, distintivi e presidenti fantasma

La verità è che per fare un contratto servono due firme. E se da un lato Conte ribadisce che nulla c'è se non l'incontro di fine anno con Adl, dall'altro manca persino chi dovrebbe porgergli la penna: un Presidente Federale con pieni poteri e una visione chiara.

In questo scenario, le parole di Adl dagli Stati Uniti e le suggestioni mediatiche sono sembrate più un tentativo di riempire il vuoto che una cronaca della realtà. Abbiamo vissuto una settimana di chiacchiere in punta di tastiera, mentre la realtà resta noiosamente identica a sette giorni fa: Conte allena il Napoli, il Napoli aspetta il futuro e la Nazionale... beh, la Nazionale aspetta ancora di capire chi è.

Il verdetto? Il banchetto è stato smontato, gli invitati sono tornati a casa.