Una bara bianca, il numero 7 rosso stampato su una maglia da calcio e il silenzio spettrale di Ponticelli, interrotto solo dai singhiozzi. Oggi, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, non si è celebrato solo il funerale di Fabio Ascione, il ventenne ucciso all’alba dello scorso 7 aprile. Si è celebrato il processo a una città che, nelle parole strozzate dal pianto del Cardinale Domenico Battaglia, è diventata «come Saturno, che mangia i suoi figli».
Una vittima del "caso" e della ferocia
Fabio non era un bersaglio. Era un lavoratore. La maglia blu del Bingo di Cercola adagiata sul feretro è il vessillo di una vita normale spezzata da quella che gli inquirenti definiscono una "roulette russa impazzita". Fabio stava tornando a casa dopo il turno di notte quando un proiettile, esploso per errore dopo una folle lite tra bande, lo ha centrato al torace.
Fuori dalla chiesa, i manifesti dell’Associazione Antiracket "Rete per la Legalità" gridano una verità scomoda: «Il silenzio non protegge. La comunità unita sì». Ma tra i banchi, la rabbia dei residenti è palpabile. «Ci hanno abbandonati, le istituzioni ci devono prendere per mano e portarci fuori da questa m…», sfoga una donna all’uscita della celebrazione.
L’atto d’accusa di Don Mimmo: «Basta neutralità»
L'omelia di monsignor Battaglia è stata un'analisi politica e sociologica prima ancora che religiosa. Il Vescovo ha interrotto la lettura per la commozione, rivolgendosi direttamente ai giovani di Napoli Est, "etichettati" da un destino che sembra già scritto.
«Napoli deve guardarsi allo specchio. Non sono fatalità, non sono coincidenze. Finché accetteremo che ci siano troppe città insieme - figli con opportunità e figli che devono lottare per il minimo - continueremo a celebrare funerali. Il vero pericolo non è solo la violenza, ma l'abitudine ad essa". Poi l'appello alle autorità (presente la vicesindaca Laura Lieto e l'assessore alla legalità Antonio De Iesu) per un patto educativo che incida sul vissuto reale, oltre la logica delle manette.
Il cardinale di Napoli parla ai giovani e si commuove,'non vi fate rubare la speranza'
Dal cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia sono arrivate parole di conforto anche alla madre del giovane, Rita, e agli amici presenti. Ed è proprio in questo momento che la lettura è stata brevemente interrotta da attimi di commozione "A tutti voi giovani di questo quartiere - ha spiegato - voi che oggi vi sentite smarriti, arrabbiati, feriti. Impauriti da una roulette russa impazzita e imprevedibile. Ragazzi, vi prego, non lasciate che questo dolore diventi chiusura. Non lasciate che diventi rabbia che distrugge. Fatelo diventare scelta. Scelta di vita. Scelta di bene. Scelta di non entrare in quella spirale violenta che toglie tutto. Non permettete che vi rubino la speranza. Non permettete che vi mettano addosso etichette che non vi appartengono". Per Battaglia "oggi dobbiamo avere il coraggio di una parola netta: basta. Basta con l'assuefazione. Basta con i copioni già scritti. Basta con il voltarsi dall'altra parte. Perché il vero scandalo non è solo la violenza. Il vero scandalo è abituarsi alla violenza". "Serve un cambio di passo che coinvolga tutti: istituzioni, scuola, famiglie, Chiesa, associazioni - ha denunciato Battaglia -. Serve dare ancor più vigore, e lo chiedo alle istituzioni tutte, a un patto educativo capace di incidere nel vissuto, nel concreto, andando oltre la logica della repressione, ricordando che una sicurezza duratura possono garantirla solo la prevenzione e l'educazione. Serve che ognuno di noi si senta responsabile. Non spettatore. Perché nessun ragazzo si salva da solo. E nessuna città si salva se lascia indietro i suoi figli". E ancora parole rivolte alla comunità: "Amiche e amici di Ponticelli, questo quartiere non è solo il luogo del dolore: è il luogo di famiglie che resistono, di persone perbene, di giovani che vogliono vivere"
Il "rosario" di palloncini e il presidio delle forze l'ordine
Al termine della funzione, il feretro è stato accolto sul sagrato da un lungo applauso e da un volo di palloncini bianchi, legati a formare una corona del rosario. Un’immagine di purezza che stride con il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine che ancora presidia l’area di via Carlo Miranda. Mentre il "Parco di Topolino" torna lentamente alla sua complessa quotidianità, resta l'eco delle parole di Battaglia: «Non è più tempo di aspettare che passi 'a nuttata. Oggi è il tempo di scegliere». Per Fabio, vittima di una guerra che non gli apparteneva, la notte non passerà mai. Per Ponticelli, la sfida è trasformare il dolore in una pretesa di dignità.