Un incontro casuale, un sorriso soddisfatto e poi il buio. Le telecamere di sorveglianza del Bar di via Carlo Miranda hanno cristallizzato gli ultimi sei minuti di vita di Fabio Ascione, il ventenne incensurato ucciso all'alba del 7 aprile a Ponticelli. Il video, ora agli atti dell'inchiesta coordinata dai pm Sergio Raimondi e Sergio Amato, mostra una sequenza agghiacciante: alle 5:00 del mattino Fabio telefona alla madre, Rita Gabella, avvisandola che ha appena finito il turno al Bingo di Cercola e che sta passando a comprare le sigarette. Alle 5:04, mentre Fabio entra nel bar, incrocia il suo assassino: Francesco Pio Autiero, 23 anni, legato al clan De Micco. Autiero sorride, fiero di aver appena respinto un "blitz" armato di un gruppo rivale di Volla. Pochi istanti dopo, il destino di Fabio si compie per un tragico, assurdo errore.
La dinamica: dal "Far West" al colpo accidentale
Secondo la ricostruzione della DDA e dei Carabinieri di Poggioreale, la sparatoria inizia ben prima dell'arrivo della vittima. Autiero, in sella a uno scooter Beverly 300 guidato da un complice diciassettenne, ingaggia un conflitto a fuoco con i rivali del clan Veneruso-Rea, giunti da Volla a bordo di un SUV Volkswagen Tiguan. Terminato lo scontro, Autiero resta nei pressi del bar a "raccontare" l'accaduto a un gruppetto di conoscenti, agitando ancora l'arma tra le mani. Fabio, uscendo dal locale, si avvicina incuriosito. È in quel momento che, da una distanza di appena 40-50 centimetri, parte il colpo fatale rimasto in canna.
"Ua', mi hai colpito" Sarebbero queste le ultime parole pronunciate dal ragazzo prima di accasciarsi. Una frase che, secondo il deputato Francesco Emilio Borrelli (AVS), "deve pesare come un macigno sulla coscienza di chi ha sparato e di chi sostiene questa subcultura criminale".
Il muro di omertà e la scena del crimine "ripulita"
Le indagini si sono scontrate fin da subito con una generale reticenza. Gli inquirenti hanno dovuto fare i conti con testimoni che fornivano versioni divergenti o palesemente false. Addirittura, la scena del crimine in via Rossi Doria è stata trovata completamente priva di bossoli, ogive o tracce ematiche: un tentativo sistematico di cancellare le prove prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Per identificare i presenti, i militari hanno dovuto sequestrare lattine e bicchieri per isolare tracce organiche e DNA. A rompere il silenzio è stata coraggiosamente una zia della vittima, che ha indirizzato gli investigatori verso la pista Autiero, confermando il clima di terrore che regna nel quartiere.
Il Prefetto: "Risposta ferma dello Stato"
Nonostante il silenzio forzato, la risposta delle istituzioni è stata rapida. Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha espresso vivo apprezzamento per i due decreti di fermo eseguiti nella notte: "Un segnale concreto della presenza dello Stato in contesti complessi, dove è fondamentale garantire sicurezza e legalità".
Un'inchiesta che scuote la politica
Mentre Autiero e il minorenne restano in stato di fermo con l'aggravante del metodo mafioso, la politica si interroga. Per Borrelli non si è trattato di una fatalità: "Chi gira con il colpo in canna per pura spacconeria mafiosa accetta il rischio di uccidere". Resta il dolore degli amici di Fabio, che fuori dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo ammettono: "Molti non parlano perché hanno paura, non sai mai con chi hai a che fare".