Salerno

È una vicenda triste, dolorosa ed inquietante quella resa pubblica dal giornalista Gaetano Amatruda che su "Avanti" ha raccontato la storia di un 30enne indiano, abbandonato in fin di vita dinanzi al pronto soccorso dell'ospedale di Salerno. Il giovane, preso in carico dal personale della camera iperbarica, versa in gravi condizioni, a causa di complesse infezioni. «Tutto lascia pensare a un’origine legata al contesto lavorativo, verosimilmente in uno di quei ambienti della Piana del Sele dove si produce la mozzarella e dove il lavoro, in alcuni casi, è duro, continuo e poco tutelato», si legge nell'articolo che ha generato anche una riflessione da parte del segretario nazionale del Psi, Enzo Maraio

«Abbiamo scelto di raccontare la storia di questo ragazzo perché rappresenta, purtroppo, l’ennesimo dramma di chi vive ai margini, spesso straniero, troppo facilmente reso invisibile. Essere lasciati davanti a un ospedale, tra la vita e la morte, non è solo un fatto di cronaca: è una ferita che interroga la coscienza collettiva», afferma Maraio.

«Con questo racconto, che per un attimo ci fa tornare alle battaglie dell’Avanti del secolo scorso, vogliamo riportare al centro l’umanità, restituendo dignità a una persona che rischiava di essere dimenticata ancora prima di essere salvata. Allo stesso tempo, riteniamo fondamentale sottolineare la professionalità e il senso di responsabilità di chi lo ha preso in carico. In un momento in cui si tende a evidenziare soprattutto le criticità, è giusto riconoscere il lavoro di operatori e strutture che, ogni giorno, con competenza e dedizione, fanno la differenza. Raccontare questa storia - conclude Maraio - significa affermare un principio semplice ma essenziale: nessuno deve essere invisibile, e ogni vita merita attenzione, cura e rispetto».