Benevento

Altri quattro mesi di attività investigativa. Li ha disposti il gip Maria Di Carlo, sollecitando la Procura ad approfondire una serie di circostanze evidenziate dalle parti offese, ad iniziare dall'esistenza del nesso di casualità, nell'indagine ulla morte di Francesco, 36 anni, di Avella, dipendente dell'Air,  avvenuta il 3 novembre 2023 al Fatebenefratelli dopo tre operazioni.

Secondo una prima ricostruzione, il giovane si era ricoverato a metà ottobre per un bypass gastrico. Era stato dimesso ed era tornato a casa, ma le sue condizioni avevano però imposto un nuovo ricovero ed altri due interventi. Poi, il tragico epilogo e l'avvio dell'inchiesta condotta dalla Squadra mobile. Il pm Maria Dolorese De Gaudio aveva affidato ai medici legali Umberto De Gennaro e Emilio D'Oro, al professore Vincenzo Neri e all'anatompatologo Noè De Stefano l'incarico di procedere all'autopsia.

Tre i chirurghi indagati, che, difesi dagli avvocati Vincenzo Regardi, Adele Granata ed Angela De Nisco avevano indicato come consulente il dottore Vincenzo Migliorelli,  mentre la scelta dei familiari, assistiti dall'avvocato Giuseppe Liccardo, era caduta sul dottore Antonio Cavezza.

Nel marzo 2024 i consulenti del Pm avevano depositato le loro conclusioni: avevano individuato in una sepsi la causa della morte, e non avevano ravvisato “condotte omissive e/o commissive poste in essere in violazione dell'ars medica”. Perchè, avevano spiegato, “anche se il paziente avesse beneficiato 24 ore prima dell'intervento, non si può affermare – con elevata probabilità, prossima alla certezza- che l'esito sarebbe stato diverso, ovvero che sarebbe stato certamente evitato il decesso, considerando la compromissione delle condizioni generali indotta dall'obesità grave e la persistenza del focolaio settico peritoneale, dovuta al susseguirsi delle deiscenze intestinali, nonostante le procedure chirurgiche riparative”.

Di qui la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, alla quale si erano opposti i familiari di Francesco, per i quali, "proprio rispetto alla non tempestività-ritardo del secondo intervento, i consulenti tecnici del Pm hanno erroneamente ritenuto di non poter "affermare con elevata probabilità, prossima alla certezza- che l'esito sarebbe stato diverso, ovvero che sarebbe stato certamente evitato il decesso. E' evidente che a nostro parere questo ritardo nel procedere al secondo intervento, tra l'altro di 48 ore e non di 24, ha causato la sepsi ed il successivo shock settico che ha determinato la morte di Francesco".

A seguire, la camera di consiglio e, infine, la decisione del Gip, che ha ordinato altri quattro mesi di indagini.