Avellino

 di Paola Iandolo 

La Procura di Avellino ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 53 indagati per la megatruffa sugli Ecobonus scoperta grazie alle indagini dei militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino, agli ordini del maggiore Silverio Papis e del Nucleo Pef di Napoli. Sono cinquantatre le richieste di rinvio a giudizio, firmate dal magistrato Fabio Massimo Del Mauro. Le indagini hanno ricostruito come i crediti generati da circa un miliardo e mezzo di bonus ottenuti, una somma intorno ai novanta milioni di euro, siano stati poi monetizzati e rivenduti da quella che la Procura di Avellino ipotizza essere una vera e propria organizzazione. L’udienza per discutere la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Avellino sarà celebrata il prossimo 8 maggio davanti al Gup del Tribunale di Avellino Giulio Argenio.

I numeri dell'inchiesta

Sono circa due miliardi e settecento milioni di euro (2.771.037, 936,00) la spesa sostenuta per interventi di efficientamento energetico che avevano ottenuto un credito fittizio di un miliardo e seicentocinquantacinque miloni di euro ( 1.665.786.540,00) tutti per lavori che in realtà non erano mai stati eseguiti o addirittura riguardavano abitazioni e palazzi inesistenti ed in qualche caso anche persone decedute. Crediti che erano stati ceduti successivamente per un importo di novanta milioni di euro (90.111.044) con lo sconto in fattura o con una cessione diretta  che veniva spacciata per fornitura di beni e servizi.

Con una ulteriore cessione, a società e imprese che li utilizzavano per compensare debiti con il Fisco. Le indagini sulle modalità con le quali sono stati acquisiti illecitamente i crediti attraverso il contributo per gli interventi di riqualificazione energetica, hanno visto anche la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate. Il 22 marzo 2023, al termine della prima fase delle indagini, è stato già eseguito un sequestro preventivo d’urgenza (convalidato dal gip) di tutti i crediti ritenuti inesistenti e non ancora monetizzati o compensati. 

Le misure

Parte di questi crediti, 13,7 milioni di euro, che alcuni indagati sono riusciti a monetizzare, sarebbero stati trasferiti su conti correnti italiani ed esteri. Bonus edilizi ed ecobonus ottenuti attraverso migliaia di comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, in un caso circa 11000 inviate in una sola notte da una ditta di mangimi, risultata estranea ai fatti. Quattordici le misure cautelari firmate dal Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza a seguito degli interrogatori preventivi ed eseguite lo scorso ventisei novembre dai militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino e del Nucleo Pef della Guardia di Finanza per accuse che partono dalla grave contestazione di associazione finalizzata alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, truffa per il conseguimento di rirsorse pubbliche, riciclaggio.