Il confronto tra Iran e Stati Uniti resta in una fase di stallo. Dopo i colloqui dello scorso fine settimana a Islamabad, conclusi senza progressi concreti, non è stata fissata alcuna data per un nuovo round negoziale. A chiarirlo è stato il vice ministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, intervenuto a margine di un forum diplomatico in Turchia.
Una trattativa congelata
Secondo Khatibzadeh, Teheran intende evitare incontri improduttivi che possano aggravare la tensione internazionale. L’obiettivo dichiarato è la definizione preliminare di un quadro condiviso, prima di tornare formalmente al tavolo negoziale. Una posizione che segnala cautela ma anche diffidenza verso Washington, in un contesto già segnato da reciproche accuse.
Parallelamente, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rilanciato con forza la linea del governo, rivendicando il diritto dell’Iran a sviluppare il proprio programma nucleare civile. In dichiarazioni riportate da Al Jazeera, il capo dello Stato ha criticato apertamente Donald Trump, accusandolo di voler negare diritti fondamentali al popolo iraniano e di alimentare una narrativa ostile.
Il nodo del nucleare
Le parole di Pezeshkian riflettono una strategia comunicativa che punta a rafforzare il consenso interno e a ribadire la legittimità internazionale delle ambizioni nucleari di Teheran. Il presidente ha inoltre accusato i “nemici” di aver violato il diritto internazionale e di aver colpito infrastrutture civili, tra cui scuole e ospedali.
Il dossier nucleare resta così il principale ostacolo a qualsiasi riavvicinamento tra le parti. Le divergenze non riguardano solo il livello di arricchimento dell’uranio, ma anche il quadro più ampio delle garanzie di sicurezza e delle sanzioni economiche.
Scontro con l’Unione europea
A complicare ulteriormente il quadro si inserisce il duro attacco dell’Iran all’Unione europea. Il portavoce del ministero degli Esteri, Ismail Baqaei, ha accusato Bruxelles di utilizzare in modo “strumentale” il diritto internazionale, dopo le dichiarazioni dell’Alta rappresentante Kaja Kallas sullo Stretto di Hormuz.
Kallas aveva invitato Teheran a garantire il libero transito marittimo senza condizioni, sottolineando i rischi globali di eventuali restrizioni. Ma la risposta iraniana è stata netta: secondo Baqaei, l’Europa avrebbe perso credibilità accettando le azioni militari di Stati Uniti e Israele nella regione.
Prospettive incerte
Teheran rivendica il diritto di adottare misure per impedire che lo stretto venga utilizzato per operazioni ostili, mettendo in discussione il principio stesso di libertà di navigazione in un’area strategica per il commercio energetico mondiale. Il confronto resta quindi aperto su più fronti: diplomatico, militare ed economico. Senza un’intesa preliminare, il rischio è quello di una nuova escalation in una regione già segnata da equilibri fragili.