La nuova ondata di attacchi. Nuova notte di guerra nei cieli fra Russia e Ucraina, con una raffica di droni che ha colpito il nord e il sud del Paese invaso e una risposta ucraina oltreconfine contro un sito industriale russo. Il bilancio più grave arriva da Chernihiv, dove un attacco notturno definito “massiccio” dalle autorità locali ha ucciso un ragazzo di 16 anni e ferito altre quattro persone, mentre diverse abitazioni sono andate a fuoco. A Kherson, invece, un uomo è morto dopo che un drone ha centrato un furgone nel centro cittadino; un secondo uomo è rimasto ferito.

Secondo l’aeronautica ucraina, nella notte fra sabato e domenica la Russia ha lanciato 236 droni contro il territorio ucraino. Kiev sostiene di averne abbattuti 203, mentre altri 32 avrebbero colpito obiettivi in 18 località diverse. Sono numeri che confermano la centralità della guerra dei droni nel conflitto e la pressione costante sulle difese aeree ucraine.

Il raid su Taganrog

Sul fronte opposto, lo stato maggiore ucraino ha riferito di aver colpito a Taganrog, nel sud-ovest della Russia, la fabbrica Atlant Aero, indicata da Kiev come un impianto impegnato nella progettazione e produzione di droni d’attacco e ricognizione e di componenti per velivoli senza pilota in grado di trasportare bombe guidate. La marina ucraina ha sostenuto che nell’operazione siano stati usati missili da crociera Neptune di produzione nazionale.

Le autorità russe non hanno confermato il bersaglio militare indicato da Kiev, ma il governatore regionale Yuri Slyusar ha parlato di tre feriti e di incendi in magazzini e infrastrutture commerciali. Il ministero della Difesa di Mosca ha aggiunto che durante la notte sarebbero stati abbattuti 274 droni ucraini, oltre a bombe guidate aeree e a un missile Neptune. Come accade spesso in questa fase della guerra, le versioni delle due parti restano in larga misura non verificabili in modo indipendente.

La tensione politica e il nodo del petrolio

Nello stesso contesto, Volodymyr Zelensky ha reagito con durezza alla decisione dell’amministrazione Trump di prorogare per altri 30 giorni la deroga che evita l’applicazione delle sanzioni Usa ad alcune consegne di petrolio russo già caricate su petroliere. Per il presidente ucraino, “ogni dollaro pagato per il petrolio russo è denaro per la guerra”, perché nuove entrate per il Cremlino si trasformano direttamente in nuovi attacchi contro l’Ucraina.

La proroga, annunciata dal Tesoro americano, arriva dopo giorni di segnali contrastanti da Washington. Reuters riferisce che la misura resterà in vigore fino al 16 maggio 2026 ed è stata motivata dalla necessità di contenere le tensioni sui mercati energetici internazionali, aggravate dal conflitto con l’Iran. Per Kiev, però, l’effetto politico è opposto: allenta la pressione economica su Mosca proprio mentre la campagna aerea russa resta intensa.

L’inchiesta sulla strage di Kiev

Sul piano interno, il ministero dell’Interno ucraino ha aperto un’indagine ufficiale sulla sparatoria di massa avvenuta sabato nella capitale, dove un uomo armato di fucile automatico ha ucciso sei persone e ferito almeno altre 14 prima di essere ucciso dalla polizia. Il ministro Ihor Klymenko ha definito “vergognoso” il comportamento di alcuni agenti nelle prime fasi della risposta, annunciando sospensioni. Zelensky ha detto che l’assalitore era nato in Russia.

L’episodio, anomalo per una Kyiv in guerra ma finora lontana da stragi di questo tipo, si inserisce in una giornata già segnata dai bombardamenti e contribuisce a mostrare la fragilità del quadro di sicurezza ucraino: pressione militare dall’esterno, tensione sociale all’interno, scontro diplomatico con gli alleati sul terreno economico.