Una tregua solo apparente. La tregua tra Israele e Libano, mediata dalla Casa Bianca, ha ridotto drasticamente i raid aerei e gli scontri diretti tra Hezbollah e l’Idf, ma non ha fermato le operazioni sul terreno. Nel sud del Libano, lungo la linea di confine, le ruspe israeliane continuano a demolire villaggi, trasformando intere aree in zone devastate nonostante il cessate il fuoco formalmente in vigore.
A confermare la tensione è anche il bilancio tra i militari: un soldato israeliano è morto sabato a causa dell’esplosione di un ordigno artigianale, mentre altri nove sono rimasti feriti. Dall’inizio della tregua, secondo fonti militari, le vittime tra le file israeliane sono almeno due.
La linea dura di Katz
In attesa di una posizione ufficiale del governo guidato da Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz ha chiarito la linea operativa: l’esercito dovrà agire con “piena forza” anche durante la tregua, qualora le truppe percepiscano una minaccia.
Le demolizioni nei villaggi di frontiera, secondo le autorità israeliane, rientrano in una strategia di sicurezza: edifici civili, scuole e infrastrutture vengono abbattuti perché ritenuti utilizzati come avamposti da Hezbollah. Una politica che, secondo fonti citate dalla stampa israeliana, viene attuata con decine di mezzi pesanti e appaltatori civili impiegati sul campo.
La nuova mappa del confine
La tradizionale Linea Blu tracciata dall’Onu risulta ormai modificata sul terreno. L’Idf ha introdotto una nuova fascia di sicurezza, ribattezzata “linea gialla”, una sorta di terra di nessuno in cui operano più divisioni militari, con il supporto anche delle forze navali lungo la costa del Libano meridionale. Nonostante il rischio, migliaia di civili libanesi continuano a tornare verso i propri villaggi per verificare lo stato delle loro case. Molti trovano solo macerie: abitazioni distrutte, uliveti bruciati, infrastrutture cancellate. Alcuni sfidano gli avvertimenti delle forze armate e attraversano zone pericolose dove si rischia di essere colpiti.
Il nodo politico e le pressioni Usa
Sul piano politico, la situazione resta fluida. Netanyahu ha rinviato una riunione del gabinetto sulla tregua dopo l’ultimatum del presidente americano Donald Trump, che ha intimato a Israele di fermare l’offensiva in Libano. Una pressione che riflette le tensioni tra alleati e la volontà di Washington di evitare un’escalation regionale.
Intanto, sul terreno, la tregua appare sempre più fragile: meno bombardamenti, ma una distruzione sistematica che rischia di compromettere ogni prospettiva di stabilizzazione.