Il futuro dei detenuti passa dal lavoro, ma non solo. È il messaggio emerso dal convegno “Percorsi di dignità e inclusione: costruire futuro insieme”, promosso da Città Nuova con il patrocinio del Comune di Parma e del Cnel, ospitato al Palazzo del Governatore.
Al centro del confronto una parola chiave: alleanza. Un patto tra istituzioni, imprese, terzo settore e comunità, considerato indispensabile per trasformare il reinserimento da obiettivo teorico a percorso concreto. Il convegno si inserisce nel progetto “Recidiva zero”, che punta a rimettere la persona detenuta al centro, riconoscendone diritti e potenzialità.
Il lavoro come leva, non come soluzione unica
Ad aprire i lavori è stato Tazio Bianchi, direttore degli istituti penitenziari di Parma, che ha sottolineato la necessità di rafforzare il legame tra carcere e territorio. Un rapporto che, ha spiegato, deve essere continuo e strutturale, capace di superare interventi occasionali.
Sulla stessa linea l’assessore Ettore Briganti, che ha ribadito l’impegno del Comune in politiche di welfare generativo. L’inclusione, è stato evidenziato, non rappresenta un costo, ma un investimento che produce benefici per l’intera collettività.
Dal punto di vista dell’amministrazione penitenziaria, Francesca Romana Valenzi ha richiamato il ruolo della progettazione e del coordinamento istituzionale, elementi essenziali per costruire percorsi efficaci di reinserimento.
Il nodo della recidiva
Il lavoro resta uno strumento centrale per ridurre la recidiva, ma non può bastare da solo. Lo ha spiegato Fabio Faccini, presidente del Consorzio solidarietà sociale, evidenziando come occupazione, formazione e relazioni debbano procedere insieme.
Un concetto ribadito anche dal mondo delle imprese. Isabella Covili Faggioli, presidente della Fondazione Aidp, ha posto l’attenzione sullo stigma che ancora colpisce ex detenuti, indicando nella conoscenza e nella formazione degli imprenditori una via per superarlo.
Esperienze concrete dimostrano che un’alternativa è possibile. Il progetto “Panaté”, presentato da Davide Danni, rappresenta un esempio di impresa capace di coniugare inclusione e sostenibilità economica, integrandosi nel tessuto locale.
Una responsabilità collettiva
Le testimonianze di detenuti ed ex detenuti hanno dato profondità al confronto, mostrando come il cambiamento sia possibile quando esiste una rete di supporto reale. Storie di errori, ma anche di riscatto, in cui il lavoro diventa strumento di dignità e ricostruzione personale.
La conclusione del convegno ha riportato il tema alla sua dimensione più ampia: mettere la persona al centro non è uno slogan, ma una scelta che coinvolge tutta la comunità. Il progetto “Recidiva zero” non promette risultati immediati, ma propone un percorso fatto di formazione, relazioni e responsabilità condivise.
In questa prospettiva, la sicurezza non si costruisce solo con la pena, ma con l’inclusione. E il lavoro, inserito in una rete solida e duratura, diventa la chiave per trasformare il carcere da luogo di esclusione a opportunità di cambiamento.