È braccio di ferro aperto tra governo e vertici di Terna sulla buonuscita da 7,3 milioni di euro richiesta dall’amministratrice delegata Giuseppina Di Foggia, non confermata per un secondo mandato. Una partita che si intreccia con il risiko delle nomine pubbliche e che sta rallentando decisioni strategiche su più fronti.

L’ultimatum di Palazzo Chigi non ha prodotto l’esito sperato. La trattativa resta bloccata e il consiglio di amministrazione della società, presieduto da Igor De Biasio, sarà nuovamente convocato per affrontare il nodo della “severance”, l’indennità di fine rapporto.

Il nodo della buonuscita

Al centro dello scontro c’è l’interpretazione delle regole sulle liquidazioni. La manager ha presentato un parere legale a sostegno della propria richiesta, mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ribadito la linea adottata dal 2023: limitare le indennità di fine mandato, soprattutto nei casi di naturale scadenza o dimissioni volontarie.

Una posizione che ha irrigidito i rapporti con il governo, sempre più critico verso compensi considerati eccessivi in una fase economica segnata da inflazione e caro energia.

Le opposizioni attaccano. Alfonso Colucci del Movimento 5 Stelle parla di “pretese plurimilionarie” difficili da giustificare nel contesto attuale.

Effetto domino sulle nomine

La vicenda non resta isolata. Il caso Di Foggia si intreccia con altre partite aperte, a partire dalla nomina del nuovo presidente della Consob. Il nome del sottosegretario Federico Freni resta in bilico per questioni di compatibilità, mentre all’interno di Forza Italia emergono divisioni.

Il segretario Antonio Tajani avrebbe espresso riserve sulla candidatura, preferendo Federico Cornelli. Sullo sfondo, il ruolo di Marina Berlusconi, che continua a sostenere la linea della stabilità della coalizione di centrodestra.

Le tensioni nella maggioranza

Il quadro si complica ulteriormente con le nomine di sottogoverno. Possibili ingressi e spostamenti coinvolgono diversi partiti: tra i nomi circolano Sara Kelany, Alessandro Amorese, Mara Bizzotto e Massimo Dell’Utri.

In parallelo, si rafforza l’ipotesi dell’ingresso di Paolo Barelli come viceministro, mentre resta legata alla partita di Freni anche la posizione di Chiara Tenerini.

All’interno di Forza Italia il clima resta teso, con divisioni anche sulla gestione dei congressi. Da un lato la richiesta di rinviare, sostenuta da esponenti come Alessandro Cattaneo, dall’altro la volontà di Tajani di procedere rapidamente.

Una partita ancora aperta

Il tempo stringe. Per assumere la possibile presidenza di Eni, Di Foggia dovrebbe dimettersi prima dell’assemblea del 6 maggio. Ma lo stallo sulla buonuscita rischia di far slittare tutto. Il dossier Terna diventa così il simbolo di una fase delicata per il governo: tra tensioni politiche, vincoli economici e scelte strategiche ancora da definire.