Un nome che sembra uscito da un parco divertimenti, ma che circola tra i tavoli della diplomazia internazionale. “Donnyland” è il soprannome informale che alcuni negoziatori di Kiev avrebbero iniziato a usare per indicare una porzione contesa del Donbass, nell’Ucraina orientale. L’obiettivo, secondo quanto riportato dal New York Times, sarebbe quello di ingraziarsi l’ex presidente americano Donald Trump e spingerlo a sostenere una soluzione favorevole a Kiev.
Un nome per convincere Washington
L’idea nasce in un contesto di trattative complesse e ancora senza sbocco. Il territorio in questione, circa 80 chilometri per 65, è una delle aree più delicate del conflitto tra Ucraina e Russia. Qui si gioca una partita decisiva per la pace.
Secondo fonti citate dal quotidiano americano, il nome “Donnyland” rifletterebbe una strategia precisa: fare leva sulla personalità e sulla sensibilità politica di Donald Trump, già noto per attribuire valore simbolico e personale alle iniziative diplomatiche.
Nel frattempo, qualcuno avrebbe persino immaginato una bandiera verde-oro e un inno generato con l’intelligenza artificiale. Elementi che, pur restando informali, mostrano il tentativo di dare identità a una possibile entità autonoma.
Il nodo del Donbass
La questione del Donbass resta centrale nei negoziati. Dopo l’incontro tra Trump e Vladimir Putin in Alaska nell’agosto scorso, gli Stati Uniti non hanno escluso un accordo che prevedesse un arretramento ucraino fino ai confini amministrativi di Donetsk.
Ma Volodymyr Zelensky ha ribadito più volte la volontà di difendere l’area. Solo a dicembre ha aperto a un compromesso: una zona demilitarizzata non controllata direttamente né da Kiev né da Mosca.
Una proposta che il Cremlino ha accolto con cautela, suggerendo la presenza di forze russe per il controllo del territorio. Ipotesi respinta dall’Ucraina.
Un “mini-Stato” sul modello Monaco
Nel quadro delle trattative, “Donnyland” rappresenterebbe una sorta di entità semiautonoma, ispirata – secondo le ricostruzioni – al modello di Monaco. Un piccolo territorio con una propria identità, ma sotto equilibrio internazionale.
Per Kiev, un simile assetto potrebbe trasformarsi in una soluzione di compromesso, capace di evitare una cessione formale alla Russia e allo stesso tempo di offrire a Trump un successo politico da rivendicare.
Negoziati in stallo
Nonostante le suggestioni, i colloqui restano fermi. Lo stesso Zelensky ha lamentato la mancanza di visite ufficiali a Kiev da parte degli emissari americani, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, più volte visti invece a Mosca.
Secondo fonti diplomatiche, Washington attenderebbe progressi concreti prima di esporsi ulteriormente. In questo scenario, anche un’idea simbolica come “Donnyland” potrebbe rientrare nelle mosse di pressione politica.
Resta da capire se basterà un nome, o addirittura un cartello con scritto “Welcome to Donnyland”, per sbloccare una delle crisi più complesse degli ultimi anni.